9 motivi più 1 per vedere Trieste ora

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Ponterosso-Joyce

Trieste ce la raccontò, in chiave eco-sostenibile, la giornalista triestina Chiara Meriani in questo articolo. Nel frattempo Trieste è passata dai 265.000 turisti del 2012 (anno in cui fu scritto l’articolo) ai 415.000 del 2015, un aumento del 56%, grazie al turismo culturale, il cui trend sembra in continua crescita. Come pure lo sono i numeri dei turisti, specie lombardi e austriaci, che continuano ad arrivarci. Sta cambiando la città. E vi invitiamo a tornarci o a visitarla, se ancora non lo avete fatto. Ecco alcuni buoni motivi per farlo ora.

  1. Dolce dormire – Per provare le nuove residenze Urban Homy (urbanhomy.com) camere, suites e appartamenti di design a Trieste (ma anche a Gorizia e a Lubiana in Slovenia). Noi abbiamo dormito nella Suite Saba 6 – inaugurata a dicembre 2016 – che si trova a 5 minuti a piedi da piazza Unità d’Italia. La suite, nella storica casa Sordina, è stata progettata come gli altri tre mini appartamenti dall’architetto Tinka Prekovic che le ha arredate con i suoi specchi d’arte, e gli altri elementi come tavoli, armadi e lampade sono dell’artigiano-artista Tomaž Čeligoj. Ci si sente a casa, per il comfort e le comodità, dai letti con materassi confortevoli alla cucina ben accessoriata, dal kit di cortesia eco-sostenibile Marie-Danielle alla macchina per il caffè a Km 0 (Trieste Caffè). Queste suite sono accoglienti anche per famiglie con bambini e per gli amici quattro zampe, che trovano qui una grande cuccia di taglia XL, ciotole per mangiare e bere, salviettine e biscottini. Volendo si può prenotare un personal shopper, fare visite guidate, cene in barca private e si possono organizzare attività anche solo per i bambini. Insomma, una vera manna per stare bene nel lusso, coccolati e supportati per ogni esigenza. Tra l’altro ora c’è l’offerta “3X2”: dormi 3 notti da Urban Homy (a Trieste, Lubiana o Gorizia) a febbraio e marzo e quella che costa meno te la regalano. Consigliato!

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    Urban Homy Corso Saba 6

  2. Mare – La mostra Nel mare dell’Intimità (nelmaredellintimita.it, fino al 1 maggio 2018), raccoglie un migliaio di reperti provenienti da musei italiani, croati, sloveni e montenegrini che raccontano le rotte, gli scambi commerciali e culturali, le costruzioni navali antiche, gli uomini e le storie dell’Adriatico (mare “intimo”) con gli occhi dell’archeologia subacquea. L’allestimento della mostra, curata da Rita Auriemma, che appare nel Salone degli Incanti della ex Pescheria a Riva Nazario Sauro 1 vale da solo la visita: salite al primo piano per osservarlo dall’alto, sarete colpiti dalla visione d’insieme!

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    Nel mare dell’intimità

  3. Arte – Il Museo Revoltella in via Diaz 27 (museorevoltella.it) propone due mostre. La prima, Monaco, Vienna, Trieste, Roma. Il primo Novecento al Revoltella (curatore Susanna Gregorat) fino al 2 settembre, documenta l’influenza di Monaco di Baviera e di Vienna su Trieste negli anni in cui la città apparteneva all’impero, e l’interscambio tra gli artisti della città e del territorio e l’Italia. Copre la storia che dagli albori del Novecento si inoltra nel “secolo lungo”, sino a lambire il secondo conflitto mondiale.

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    “Velo azzurro”, Glauco Cambon (1875-1930)

  4. Storia – la seconda mostra al Revoltella, ZORAN MUŠIČ occhi vetrificati, è un nucleo inedito di 24 disegni che l’artista realizzò nel 1945, mentre era imprigionato a Dachau. L’esposizione è curata da Laura Carlini Fanfogna: “Con l’occasione abbiamo voluto anche documentare la realtà di quel campo e di altri campi di sterminio, attraverso una selezione di immagini che l’USIS-United States Information Service vi realizzò all’arrivo delle truppe alleate. Sono immagini tratte dalla nostra Fototeca, ricca di quasi 3 milioni di foto e, tra esse, di un corpus di ben 14 mila concesse proprio dall’Usis”.

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    Zoran Music Occhi vetrificati

  5. Non solo culturaEppinger (eppingercaffe.it, via Dante Alighieri 4) è un caffè storico dal 1848, del quale Sebastiano Scaggiante è il titolare. Si può partire da qui per conoscere i dolci tipici e non di Trieste, miscellanea di sapori speziati del centro Europa (la famiglia Eppinger è boema di origine) e quelli del Mediterraneo: frittelle, zabaione, putizza con ripieno di frutta secca e cacao, presnitz, strudel, pinze, e la torta carsica a base di noci e mandorle. Favette dei morti, fatte di mandorle, zucchero, albume. Gli ingredienti dei dolci sono del Mediterraneo, perché a Trieste c’è il porto dove arrivava tutto e dove transita anche 1/3 del caffè mondiale. Il brunch di Eppinger propone frittatine, wrap, carni e verdure fresche, brioche dolci e salate, affettati, spremute e caffè.

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    Eppinger

  6. Per leggere – La scoperta della casa editrice MGS Press (msgpress.com), grazie al volumetto Marco il pinguino di Trieste di Roberto Covaz che abbiamo trovato negli appartamenti di Urban Homy come regalo di benvenuto. A parte il fatto che vale la pena di conoscere la straordinaria vicenda vera, che riguarda la presenza di un pinguino a Trieste per lungo tempo, ci ha incuriosito questa casa editrice con oltre 400 titoli pubblicati, specializzata in testi di storia e cultura di Trieste e di questo angola d’Europa.
  7. Per conoscere – Farsi accompagnare alla prima visita in città dalle preparate guide dell’Associazione Guide turistiche FVG ([email protected]) per avere una idea della storia, dell’arte e dell’architettura, ce n’è per tutti i gusti!

    Trieste

    Trieste dal mare

  8. Per chiedere una tazzina – Imparare a ordinare il caffè a Trieste con un nuovo codice è molto divertente, ecco un abstract: Nero (caffè espresso), Gocciato (caffè con poca schiuma), Capo (caffè macchiato), Nero in B (espresso in bicchiere), Capo in B (macchiato in bicchiere),Caffelatte (cappuccino)
  9.  Per godere del buono a tavola con alcuni indirizzi provati da noi (come tutto quanto, del resto):

Hostaria Malcanton (via Malcanton 1): piccolo ristorante in centro con cucina tipica di pesce dell’Adriatico, sulle lavagne del locale trovate il menù e i vini. Buoni i dolci.

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Hostaria Malcanton

Rex Café Gourmet (Galleria Protti 1) con sede nel Palazzo delle Generali, risale agli anni ’30 del Novecento e prende il nome dall’omonimo transatlantico che nell’agosto del 1933 batté il record per la velocità media di traversata. Fu tristemente famoso per essere stato il primo locale in Italia ad aver applicato le leggi razziali; nel 2007 la famiglia Bossi, attuale proprietaria, invitò alcuni esponenti della comunità ebraica in occasione dell’inaugurazione dell’ultimo restyling, terminando così le ostilità velate. L’ambiente è giovane e accogliente, abbiamo provato la prima colazione, con brioche fresche e toast e spremute di arancia. 

Caffè Tommaseo (caffetommaseo.it, piazza Tommaseo 4/C) si trova vicino a piazza Unità d’Italia e fu fondato nel 1830, ora è monumento storico e artistico: si entra e si percepisce l’atmosfera d’antan, con le grandi specchiere, sale dalle ampie volte e soffitti stuccati. Vale la pena di farci un salto, anche solo per ammirare. Importante enoteca Bischoff (1777). 

Al Barattolo (albarattolo.it, piazza Sant’Antonio Nuovo 2/d) dove abbiamo assaggiato una buona pizza napoletana, cedendo alla gola, anche se non era cibo locale. 

Parovel in località San Dorigo della Valle (parovel.it) produce vini e olio extravergine di oliva sulle colline dei fiumi Rosandra e Rio Ospo. L’azienda, diretta dall’energica Elena Parovel col fratello Euro, oggi è alla sua quarta generazione. Da sempre sensibili alla sostenibilità ambientale e alle cure naturali nella vigna, i Parovel producono l’olio con olive di varietà autoctona Bianchera-Belica – Ul’Ka Rozo’ e Macké – e i vini Barde. Ma Parovel è anche osmiza, ossia luogo dove si consumano i prodotti propri con merende fredde e spartane a base di vini (Terrano, Vitovska, Malvasia), uova, salumi e formaggi direttamente del produttore. La nascita dell’istituzione “osmiza” risale a Maria Teresa d’Austria che, nel 1784, autorizzò i contadini a vendere vini e prodotti propri per otto giorni consecutivi o multipli di otto, esentandoli dalle tasse. Le osmize (circa una cinquantina nella provincia di Trieste) sono segnalate con una frasca (un cespo di edera) in bella vista agli incroci delle strade e sul portone di entrata ai cortili.

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Elena Parovel

La Grotta Le Torri di Slivia (grottatorridislivia.it) è uno straordinario caso di proprietà privata aperta al pubblico. Fa parte dell’AGTI (Associazione delle Grotte Turistiche Italiane): profonda oltre 100 metri nelle cavità del Carso Triestino, si raggiunge con l’agribus (esperienza divertente sul trattore con rimorchio!) dell’azienda agricola Le Torri di Slivia (letorridislivia.it) dalla quale in pochi minuti si arriva all’ingresso. Si scendono 200 gradini fino a 60 m sottoterra tra stalattiti, stalagmiti e tubolari, fino al gruppo delle monumentali torri stalagmitiche. Noi abbiamo provato l’aperitivo in grotta, con vini e formaggio Jamar stagionato nelle grotte dell’azienda Zidarich.

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Grotta Le Torri di Slivia

+ 1. Infine, un altro motivo per visitare il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia: dal 1 al 30 aprile la fotografia invade Trieste con la manifestazione Le vie delle foto: i locali pubblici e gli spazi urbani si trasformano in un’unica, gigantesca galleria, dove fotografi, professionisti e non, da tutta Italia e dal mondo, possono esporre i propri scatti (leviedellefoto.it)

turismofvg.it/Localita/Trieste

Visitata dal 29 al 31 gennaio 2018

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente Vicepresidente della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

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