A tavola con … la pizza “ecologica”

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La pizza. È in assoluto il prodotto che più comunemente viene associato nel mondo al nostro Paese. Imitato, rielaborato, spesso completamente snaturato all’estero resta comunque un identificativo di noi italiani. La sua storia è incerta, in equilibrio tra realtà e leggenda, l’unica cosa sicura è l’origine della più comune fra tutte: la pizza Margherita. Cucinata per la prima volta nel 1889 dal cuoco Raffaele Esposito in onore dell’allora Regina Margherita di Savoia con pomodoro, mozzarella e basilico per richiamare i colori della bandiera italiana.

La pizza per noi italiani è un po’ come il calcio, divide e unisce allo stesso tempo. Alta da panettiere, al trancio, bassa e croccante, classica o alternativa. L’importante è che sia pizza e al palato (come al cuore per il pallone) non si comanda!

La pizza è anche il perfetto esempio di food problem solving. Zero idee per la cena, fame improvvisa, amici inaspettati, frigo vuoto al rientro da un viaggio o da un’interminabile giornata di lavoro… È più facile trovare un locale che faccia pizze da portar via piuttosto che una farmacia di turno! Sono impressionata dai numeri, eppure la statistica parla chiaro: in Italia ogni giorno vengono ordinati circa 2 milioni di pizze da asporto. Che ce le portino a casa o che passiamo direttamente a prenderle ci vengono consegnate sempre nello stesso modo: una scatola di cartone. A questo siamo abituati e tutti presi dal contenuto che emana la sua invitante fragranza nell’aria circostante non pensiamo mai al contenitore. Eppure le criticità ci sono eccome. Ci proclamiamo tutti ecologisti e mettiamo tutta la nostra attenzione nella raccolta differenziata dei rifiuti per riciclare il più possibile, ma il cartone della pizza non può finire nella carta perché sicuramente è inquinato dalle tracce del suo contenuto. Non è isolante, quindi per quanto vicino sia la pizzeria che ce la fornisce, la nostra agognata cena arriva a destinazione tiepida. Non è adatto ad essere riscaldato nel forno di casa, perché sopra i 60° comincia a rilasciare sull’alimento contenuto un sentore particolare. Non protegge dall’umidità che provoca quel fastidioso effetto “tira e molla” sulla nostra pizza.

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Michelangelo

Recentemente un’azienda della provincia di Brescia ha studiato e prodotto un nuovo contenitore che può rivelarsi come la panacea di tutti questi mali. Si tratta di un recipiente in alluminio, un materiale riciclabile al 100%, inodore, innocuo per la salute, adatto a trattenere il calore e ad essere messo nel forno. È traforato, lasciando così che l’umidità non ristagni, ed è sicuramente più elegante da portare direttamente in tavola perché, confessiamolo, la pizza la mangiamo direttamente dal contenitore.

Molte pizzerie hanno già abbracciato la sua filosofia e, da grande consumatrice di pizza da asporto, auguro un enorme successo a questo rivoluzionario prodotto.

Per saperne di più: michelangelometalbox.it

Author: Paola Drera

Mi chiamo Paola Drera, milanese di nascita e per residenza ma “nomade” per vocazione. Sono una giornalista freelance che gira l’Italia e il mondo per soddisfare la sete di conoscenza ma soprattutto per la curiosità di scoprire le diverse cucine della Terra. La gastronomia è la mia vera passione; ne scrivo, la sperimento, la rivisito e poi la propongo ai miei ospiti e ai miei lettori. Prediligo le tipicità e i prodotti autentici del territorio - qualunque esso sia - perché come si dice: siamo quel che mangiamo.

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