Il senso di Amanda per la natura

amanda

Sole di mezzanotte, in giugno, nell’Eyjafjörður, nel nord dell’Islanda © Amanda Ronzoni

Ha una vera passione per l’Islanda. E continua a ritornarci, accompagnando piccoli gruppi di fotografi o amanti della natura incontaminata e selvaggia. Amanda Ronzoni, fotografa e giornalista, realizza reportage dedicati a natura, ambiente e antropologia per varie testate, tra le quali NationalGeographic.it, Focus Wild, Road Trip Magazine. Ha viaggiato anche in Argentina, Bolivia, Svalbard, Giappone, Cina e sud-est asiatico.

Amanda, che cosa cerchi nella fotografia?

Cerco di non perdermi nulla. La fotografia mi riporta in luoghi e tempi diversi dal qui e ora. In un mondo che va veloce è una capsula del tempo che mantiene vivi i ricordi e, anzi, li amplifica. Ho letto che Ansel Adams, parlando delle diverse stampe che fece nel tempo della sua celebre Moonrise, Hernandez, che scattò in New Mexico  nel 1941, disse che le prime stampe erano sicuramente più realistiche, ma che l’ultima, molto più scura e contrastata, riusciva a rendere esattamente il suo stato d’animo quando ripensava a quel paesaggio. Ecco, nella fotografia mi piace cercare questo collegamento tra noi e quello che ci circonda, e capire come entriamo in risonanza con il paesaggio e come questo risponde alle nostre istanze intime.

Hai studiato lingue orientali, ma ti interessa molto il mondo animale: quando e perché è nata questa tua passione?

amanda

Amanda Ronzoni con una volpe artica alle Svalbard

Ho sempre avuto molto interesse per la natura e gli animali, fin da piccola. A 10 anni, dopo aver letto L’anello di Re Salomone di Konrad Lorenz, giravo nel giardino di nonna con quattro anatroccoli che avevo tentato di imprintare, spacciandomi per la loro mamma. Avevo ogni genere di libri su animali e natura. Fino a 14 anni ero convinta che avrei studiato per diventare veterinaria. Poi ho scelto il liceo classico e ho preso un’altra strada. Gli studi relativi alla lingua e cultura giapponesi, in particolare, non hanno fatto altro che amplificare questa mia inclinazione: la natura ha un posto molto particolare nella tradizione giapponese, sia dal punto di vista religioso-filosofico, che artistico e letterario. Studiare come un popolo così lontano e apparentemente tanto diverso da noi si rapporti al suo ambiente mi ha dato una prospettiva nuova e stimolante.

Natura e ambiente hanno un legame con l’uomo: è un rapporto alla pari secondo te o una delle parti domina l’altra?

La Natura è tutto. Non è un caso se all’alba della civiltà fosse identificata con la divinità. Non lo definirei come un legame tra parti distinte. Di fatto noi siamo parte della Natura, anche se nella nostra infinita superbia ci crediamo superiori e quindi dominanti: solo perché abbiamo il potere di distruggere e sottomettere, non significa che siamo superiori, anzi. Questo dimostra piuttosto tutta la nostra immaturità come specie. È curioso che nell’antica mitologia greca il peccato più grave, che scatenava l’ira degli dei, fosse appunto l’UBRIS, la tracotanza, la tendenza dell’essere umano a sentirsi superiore. Penso comunque che, alla luce di quanto successo negli ultimi mesi, sia abbastanza chiaro che non siamo poi potenti come crediamo.

Tu ami molto l’Islanda dove tieni workshop di fotografia. Quali cambiamenti nella natura hai visto là nel corso del tempo?

amanda

Islanda Fiordi Occidentali, magazzino al porto di Flateyri  © Amanda Ronzoni

L’Islanda è una terra dove è ancora possibile incontrare la Natura nella sua forma migliore, con relativamente pochi segni di antropizzazione, anche se la scarsità di vegetazione è una conseguenza cronica dell’isola sin dall’arrivo dei primi coloni nel IX secolo. Fino a una decina di anni fa, l’impatto dei visitatori era minimo. Il successo che negli ultimi anni il Paese ha riscosso in termini di turismo, specie in alcune regioni dell’isola, sta sicuramente mettendo a dura prova la capacità dell’ambiente di “assorbire” e neutralizzare la presenza umana. Sui giornali locali, nella stagione estiva, si parla sempre più spesso di sovraccarico della rete fognaria, di acque inquinate nella baia di Reykjavík, mentre i danni al patrimonio naturale si moltiplicano per l’incuria e l’ignoranza di chi, nonostante i divieti, decide solo per un selfie di calpestare il muschio che ha impiegato 300 anni per ricoprire la lava, sfidando il gelo, la neve e i venti polari. Nonostante le multe salate c’è ancora qualcuno che vuol provare l’ebbrezza di guidare fuori strada e lascia solchi infami sulle distese di pietra e sabbia nera, senza sapere che resteranno per decenni o più, contribuendo così all’erosione del suolo. Solchi che sono come sfregi su un opera d’arte, perché il capolavoro qui è proprio la Natura.

Il cambiamento climatico era al centro dell’attenzione prima della pandemia. Che ruolo hanno le immagini in questo tema?

amanda

Amazzonia peruviana © Amanda Ronzoni

Credo che la pandemia sia comunque un’espressione della crisi climatica che stiamo vivendo. La cattiva gestione del patrimonio naturale, l’asportazione di animali dai loro habitat, il loro maltrattamento e la riduzione di spazi cuscinetto tra spazi umani e spazi selvatici hanno facilitato l’arrivo di questo corona virus. Penso ci sia molta, troppa confusione nella comunicazione relativa all’argomento “cambiamenti climatici”, la cui sua pericolosità non è percepita in maniera diretta come può esserlo un’emergenza sanitaria. Inoltre la pletora di voci discordanti in merito alle cause di tali cambiamenti e alle contromisure da prendere per tutelarci non aiuta. Fortunatamente ci sono tanti fotografi e molto bravi impegnati su questo fronte. Penso a Sebastião Salgado, ovviamente, a Edward Burtynsky, a Yann Arthus-Bertrand, solo per citare i più celebri, ma anche la coppia Paul Nicklen e Cristina Mittermeier (terribile e segnante l’immagine circolata dell’orso polare poco prima che morisse di stenti). Sono immagini che però evidentemente non toccano ancora tutti “abbastanza” sul vivo. Trattano molto spesso di mondi meravigliosi, danneggiati, sfregiati, in pericolo, ma troppo lontani dalla nostra quotidianità per coinvolgere tutti in maniera da spingerci ad agire coralmente. C’è molto da lavorare per alzare il livello di coinvolgimento delle persone, ma solo convinta che la fotografia in futuro avrà comunque un ruolo determinante, proprio perché supera quelle barriere che il linguaggio non riesce a infrangere.

amanda

Amazzonia peruviana © Amanda Ronzoni

Rispetto e consapevolezza: li trovi spesso nelle persone che incontri nei tuoi viaggi?

Devo dire che fino ad ora sono stata fortunata e la maggior parte dei compagni di viaggio che ho avuto hanno sempre dimostrato sia rispetto che una buona dose di consapevolezza. Premetto che il genere di viaggi che accompagno presuppongono a monte un viaggiatore di un certo tipo. La passione per la fotografia è già una buona partenza, quando è sostenuta da autentico interesse per l’incontro con un soggetto (sia una persona, un paesaggio, un animale). In più la scelta delle destinazioni opera già una scrematura: se una persona decide di partire per l’Islanda molto spesso è già sensibile alla Natura.

Quali sono le ripercussioni sul sociale che un viaggio può comportare?

Le ripercussioni possono essere positive se il viaggio è fatto in modo sostenibile e consapevole. Il turismo può e dovrebbe essere una risorsa per le comunità locali che accolgono visitatori. Il problema è come sempre l’industrializzazione del “prodotto viaggio”, la massificazione dell’esperienza, la concentrazione del business in pochi gruppi. Non credo che rinunciare di colpo tutti a volare, o a spostarsi nel mondo possa essere una soluzione. Come dimostrato da questa pandemia il turismo è una voce importante nell’economia. Non è sbagliato viaggiare, ma ci sono modi sbagliati di farlo. Come in tutte le cose, penso sia giusto e necessario trovare una misura.

Tu usi l’aereo spesso: quali compagnie aeree, secondo la tua esperienza, hanno la miglior politica ambientale?

Il mondo dei vettori aerei è in continuo divenire e, anche in conseguenza di questa crisi, ci sono novità ogni giorno. Consiglio ogni qualvolta si scelga un volo, verificare la policy aziendale per fare la scelta migliore. Ci sono diverse compagnie che offrono la compensazione dei Carbon Credits con un piccolo sovrapprezzo, ad esempio.

Quale consiglio dai per affrontare il viaggio in modo responsabile e appagante?

amanda

L’arco di basalto del promontorio di Dhyrjólaey, sud dell’Islanda © Amanda Ronzoni

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di scegliere un viaggio e quindi un luogo non perché è di moda, ma perché ci chiama. Può sembrare banale, ma troppe persone si imbarcano in viaggi verso luoghi con cui non hanno feeling, perché ne hanno sentito parlare dagli amici, perché hanno visto delle foto su una rivista, perché in agenzia lo hanno consigliato. Informarsi prima di scegliere una meta è importante.

Se si amano le comodità perché imbarcarsi per l’Amazzonia e pretendere di trovare l’aria condizionata nella giungla? Ci sono posti meravigliosi che offrono tutti i comfort e che possono soddisfare il legittimo bisogno di riposo e svago. Penso che dovremmo pensare alla scelta di un viaggio non come a quella di un vestito, ma come a un’esperienza di crescita, di formazione, un investimento a lungo termine, non un prodotto.

Secondo consiglio è considerare che andare in un altro Paese è un po’ come andare a casa di qualcun altro, dove quando entriamo chiediamo “permesso”. Insomma, ricordiamoci le regole della buona educazione. Il rispetto prima di tutto.

turistiacasa.travel

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente nel consiglio direttivo della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto