Anthropocene

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Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA 2012
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Anthropocene: parola che indica l’impatto esercitato dall’essere umano – dall’Homo Sapiens – che ha raggiunto negli ultimi decenni proporzioni tali da essere equiparabile, se non addirittura superiore per forza e importanza, alle trasformazioni subite dalla Terra nel corso delle ere geologiche precedenti.

2000 anni fa sulla Terra vivevano tra i 200 e i 300 milioni di esseri umani. Il primo miliardo fu raggiunto intorno al 1800, il secondo miliardo nei primi anni del Novecento. L’ultimo miliardo è stato raggiunto nell’arco di soli 12 anni.

Attualmente nel mondo si contano 7,6 miliardi di persone circa. L’enorme aumento della popolazione e la sua velocità di riproduzione pone l’umanità stessa e la natura nella quale e con la quale viviamo di fronte a problemi di eccezionale portata – non a caso il cambiamento climatico.

Dal punto di vista geologico il concetto di Antropocene è oggetto di discussione, ma non lo sono la portata e la complessità dell’influenza esercitata dall’essere umano sul pianeta. Questo cambia tutto, e per sempre.

Come l’uomo cambia il pianeta

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Clearcut #1, Palm Oil Plantation, Borneo, Malaysia 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Gli esseri umani influenzano il pianeta da lungo tempo, almeno da quando sono diventati stanziali e praticano l’agricoltura. Con l’avvento dell’industrializzazione, circa 250 anni fa, questa influenza ha acquisito una forza e una portata sempre crescenti.

Da allora riversiamo quantità sempre più ingenti di CO2 nell’atmosfera, movimentiamo terra, pietre, sedimenti, perforiamo montagne, utilizziamo ogni riserva disponibile di carbone, petrolio, metano, fosfato, fino alle terre rare. Sviluppiamo nuovi materiali come cemento, alluminio e plastica (e nuove fonti energetiche con la scissione dell’atomo) che inquinano il nostro pianeta, la nostra aria, i nostri mari e che in alcuni casi ritroviamo nella catena alimentare sotto forma di microparticelle.

Sfruttiamo il mondo animale e vegetale, peschiamo ogni anno 80 milioni di tonnellate di pesci dai mari e altrettanti negli impianti ittici. Negli allevamenti intensivi a scopo alimentare di maiali, polli, pecore, bovini viene aumentato l’indice di produttività per soddisfare la crescente domanda.

Anche l’agricoltura industriale incrementa ogni anno la produttività, facendo ricorso a pesticidi sempre più efficaci.

La nostra condotta provoca l’acidificazione degli oceani, l’aumento della temperatura media annua sulla Terra e limita fortemente la riproduzione di molte specie animali, tra cui api e insetti, sino a metterne addirittura a rischio la sopravvivenza.

L’impatto dei comportamenti umani condiziona l’esistenza di ogni organismo vivente del pianeta.

L’impatto in mostra

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Carrara Marble Quarries, Cava di Canalgrande #2, Carrara, Italy 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Anthropocene è un progetto artistico che indaga l’indelebile impronta umana sulla Terra attraverso le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier. Combinando fotografia, cinema, realtà aumentata e ricerca scientifica, i tre artisti danno vita a un’esplorazione multimediale di grande impatto visivo che documenta i cambiamenti determinati dall’attività umana sul pianeta e ne testimonia gli effetti sui processi naturali.

La mostra, alla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione, Tecnologia)  di Bologna, presenta due installazioni di realtà aumentata che permettono di vedere in 3D, a grandezza naturale, la catasta delle zanne di elefante confiscate ai bracconieri, in Kenya e Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco morto nel 2018 segnando l’estinzione della sua sottospecie.
Due proiezioni su parete in grande e spettacolare formato rappresentano: lo storico rogo ordinato dal presidente Kenyatta, in Kenya, delle cataste di zanne d’avorio confiscate ai bracconieri nel 2016 (all’interno del black box) e il lavoro della ciclopica macchina Bagger 291 utilizzata per rimuovere il suolo di copertura delle miniere di lignite in Germania.

Un percorso didattico interattivo permette di sviluppare uno sguardo critico, dai tre anni in su, sui nostri comportamenti rispetto all’ambiente, di riflettere sugli impatti ambientali nei mari e nelle terre del nostro pianeta e di scoprire i piccoli gesti quotidiani da adottare per contribuire alla sua salvaguardia.

Il Giardino di MAST ospita un’installazione in realtà aumentata, il leggendario Big Lonely Doug, maestoso abete Douglas canadese quasi millenario, salvato nel 2011 da una imponente deforestazione grazie a un boscaiolo che l’aveva contrassegnato con la scritta “Non toccate questo albero”.

ANTHROPOCENE.4 Auditorium

È parte integrante della mostra al MAST. il premiato film ANTHROPOCENE: The Human Epoch codiretto dai tre artisti.
Terzo capitolo di una trilogia che include Manufactured Landscapes (2009) e Watermark (2013), il film testimonia con un approccio esperienziale e non didattico un momento critico nella storia geologica del pianeta, proponendo una provocatoria e indimenticabile esperienza dell’impatto e della portata della nostra specie. La voce narrante è del premio oscar Alicia Vikander. Il film sarà distribuito in Italia da Fondazione Stensen e Valmyn.

La mostra si completa con MAST. Dialogues on Anthropocene, un programma di eventi culturali, letture, tavole rotonde (in allegato scheda degli Eventi previsti nella settimana dell’opening della mostra).

Le parole degli artisti

anthropocene

Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

Edward Burtynsky: “Il nostro lavoro può offrire uno sguardo avvincente su ciò che accade, la nostra è una testimonianza reale. Far vivere queste realtà attraverso la fotografia è come creare un potente meccanismo che dà forma alle coscienze”.

Jennifer Baichwal: “Non vogliamo fare prediche, rivendicare o attribuire colpe, vogliamo semplicemente testimoniare, e da testimoni, cercare di smuovere le coscienze. Credo ancora che il pensiero e l’esplorazione trasversale, il confronto, generino una trasformazione più profonda e duratura rispetto ad un’aspra contrapposizione”.

Nicholas de Pencier: “Non mi interessa puntare il dito o rinnegare le nostre colpe. Vivo nel mondo reale e ho bisogno delle stesse soluzioni pratiche di chiunque altro. È quindi mia responsabilità usare la macchina da presa come uno specchio e non un martello: invitare gli spettatori a essere testimoni di questi luoghi e a reagire ognuno a suo modo”.

Il progetto ha debuttato in Canada a settembre 2018 con il film Anthropocene: The Human Epoch proiettato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e con la mostra allestita in contemporanea all’Art Gallery of Ontario di Toronto (AGO) e alla National Gallery of Canada di Ottawa (NGC) organizzata in partnership con la Fondazione MAST.

Hanno co-curato la mostra: Urs Stahel, che cura sia la PhotoGallery sia la collezione di Fondazione MAST, Sophie Hackett e Andrea Kunard rispettivamente curatrici della Fotografia dell’Art Gallery of Ontario di Toronto e della National Gallery of Canada di Ottawa.

La mostra, esplorando gli effetti delle attività umane sul Pianeta, si inscrive nel progetto artistico della Fondazione MAST che dal 2013 conduce una riflessione approfondita sul rapporto tra l’uomo e il mondo del lavoro attraverso esposizioni di fotografia [tratte dalla collezione di Fondazione MAST o provenienti da musei, archivi e raccolte private], che raccontano il settore produttivo, le comunità dei mestieri e l’occupazione in genere.

anthropocene.mast.org

theanthropocene.org

MAST.

via Speranza 42, Bologna

16 maggio – 6 ottobre 2019

www.mast.org

Ingresso gratuito

Orari di apertura: martedì – domenica 10 – 19

 

 

RedazioneEcoturismonline@ecoturismonline.it'

Author: Redazione Ecoturismonline

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