Canarie, le isole dei cetacei

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L’osservazione di balene, delfini, capodogli e altri cetacei, è una delle attrazioni principali delle Canarie, ma è anche un’opportunità per combinare la curiosità degli appassionati di  whalewatching con il rispetto per l’ambiente in cui questi splendidi mammiferi marini vivono.

La posizione delle otto isole nell’Atlantico ( Tenerife, Fuerteventura, Lanzarote, Gran Canaria, La Palme, La Gomera, El Hierro, LA Graciosa) e le caratteristiche oceanografiche di questa regione favoriscono la presenza e il passaggio di una numerosa varietà. L’ecosistema marino è unico in Europa, e le acque ospitano 28 specie di cetacei differenti tra balene, delfini e altri esemplari autoctoni, sulle 86 conosciute.

Non solo: queste isole sono uno degli ultimi posti al mondo dove è possibile avvistare gruppi di balene e delfini con i loro piccoli, capodogli e gli zifio che vanno ad alimentarsi a più di 1.000 metri di profondità.

Specie protette

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E’ possibile avvistare diverse specie durante tutto l’anno e non è necessario allontanarsi molto dalla costa. In uno solo giorno si possono incontrare fino a nove specie diverse, tra cui il calderon tropical, il delfino maculato atlantico, e il rorcual tropical, la balenottera di Eden.

Queste specie sono protette da regolamenti autonomi, nazionali ed europei, oltre che da convenzioni come quelle di Bonn e Berna, ratificate dal governo spagnolo. Alle Isole Canarie esistono numerose aree ZEC (Zonas de Especial Conservación de la Red Natura 2000) che tutelano la vita dei cetacei. “Molte di queste specie sono rare e poco conosciute”, spiegano dalla Società di Studio dei Cetacedi dell’Arcipelago Canario. “L’accesso alle coste è molto semplice e questo rende l’arcipelago il laboratorio ideale per la ricerca e la loro salvaguardia”.

Il benessere dei cetacei

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Ma i cetacei, entrando in collisione con le imbarcazioni, potrebbero soffrirne. Elsa Jiménez, direttrice della Fundación Cram – organizzazione privata per la protezione dell’ambiente marino e delle specie che lo abitano – ritiene che “il transito indisciplinato delle barche nei luoghi di passaggio dei cetacei potrebbe condizionare la vita degli animali. La loro comunicazione, per esempio, potrebbe essere compromessa dal rumore dei motori”.

E’ nato quindi il distintivo Barco Azul, la certificazione che segnala quali imbarcazioni possiedono i requisiti per accompagnare i turisti nell’osservazione dei cetacei. Questo significa che durante gli avvistamenti non consentono ai passeggeri di dare cibo agli animali o fare il bagno con loro. Altre linee guida prevedono di mantenere una distanza di sicurezza di almeno 60 metri, effettuare manovre di avvicinamento specifiche, non trattenersi con gli animali per più di mezz’ora, abbandonare la zona quando in caso di concentrazione di barche troppo numerosa. Le stesse regole limitano l’utilizzo del motore e cambi di marcia improvvisi in vicinanza degli animali.

Il Turista Responsabile

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“Più che vietare si tratta di prestare attenzione, porre delle regole. L’osservazione dei cetacei non è solamente un’attività turistica di successo e di sensibilizzazione, ma un’esperienza estremamente educativa”, racconta Jiménez. In tal senso, fondamentale è il lavoro degli scienziati: i loro studi permettono di definire nuove strategie per la protezione dei cetacei e mostrare ai turisti come vivono: “Conoscono le migrazioni dei banchi, le aree che attraversano, i comportamenti e il loro stile di vita”.

“Alle fine”, conclude Jiménez, “si tratta di rispettare l’ambiente in cui vivono”. Per ottenere ciò, non bastano le regole del Barco Azul: è necessaria una condotta consapevole da parte dei turisti. Con comportamenti corretti e responsabili.

 

 

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Author: Redazione Ecoturismonline

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