Chi ama viaggiare si impegni a tutelare

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Bhutan, monaci © Carla Reschia

Oggi viaggia per lavoro e per passione. Scrive libri di vario genere, dal giallo al racconto, dal politico al gastronomico. Ma soprattutto Carla Reschia, scrittrice, giornalista a La Stampa e collaboratrice di Tuttogreen, l’inserto ambientale del quotidiano, è molto sensibile al tema dell’ecosostenibilità nel turismo, senza la quale si può devastare un Paese e un popolo. Eppure quand’era piccola….

Carla, quando e perché hai cominciato a viaggiare, fotografare e a scrivere?

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Carla Reschia durante un viaggio in Colombia

Molto prima di pensare che avrebbe potuto fare parte anche del mio lavoro, fin da ragazzina. Ho sempre amato leggere e scrivere, tanto che ho imparato da sola, prima di andare a scuola, a quattro anni. Fino ai dieci-undici però non amavo molto viaggiare, volevo andare in vacanza sempre negli stessi posti e ricordo un breve soggiorno a Roma con i miei come una specie di incubo. La città non mi era piaciuta, a parte il laghetto dei cigni dell’Eur, e non vedevo l’ora di tornare a casa. Poi ho cambiato idea, per fortuna.

L’amore per i viaggi mi è stato trasmesso da mia madre (mio padre odiava muoversi) che mi ha sempre sostenuto e incoraggiato, coinvolgendo nei limiti del possibile mio padre. Con i miei ho girato molto la Francia, la Svizzera e sono stata in Grecia, in Spagna, in Tunisia, a Istambul. Poi Londra, ovviamente e poi il mio primo viaggio extraeuropeo, in uno Yemen che oggi non c’è più. E poi ogni posto possibile, quando possibile. Sempre con macchina fotografica e taccuino di appunti, oggi con lo smartphone, che è davvero una bella comodità perché serve per tutto.

Su La Stampa scrivi di viaggi e di ambiente: sono collegabili i due temi?

Secondo me sì, molto strettamente. Sia perché viaggiare è un modo per conoscere il mondo e, nel bene e nel male, la sua realtà, sia perché è impossibile, se si ama il mondo non pensare a come tutelarlo. Può essere contraddittorio, è chiaro: viaggiare, soprattutto in aereo, incide sull’ambiente e così il turismo di massa. Nello stesso tempo, però, conoscere e far conoscere, vedere, documentare può aiutare molto a diffondere la consapevolezza e l’attenzione di cui abbiamo bisogno per fare scelte ambientalmente corrette.

Come si viaggia in modo ecosostenibile?

Ad esempio a piedi, che per me è un modo bellissimo di scoprire il territorio in modo non superficiale e permette di entrare davvero in contatto con i luoghi che visiti. Là dove è possibile lo faccio e in ogni paese che visito cerco almeno di inserire uno o più trekking. A parte questo penso che si debba sempre prestare attenzione ai mezzi, ai percorsi, alle risorse. Meglio la pensioncina locale del grande albergo, meglio il mezzo pubblico, quando c’è, di quello privato, meglio dare soldi alle piccole realtà locali che ai resort. E così via.

Quali Paesi hai visitato? E quale tra questi ti ha colpito di più e perché?

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Bhutan, montagne © Carla Reschia

Ogni tanto con amici che come me amano viaggiare facciamo il famoso conto dei paesi visitati. È divertente, ma in fondo è un elenco un po’ fesso, come se fossero figurine da collezionare o medaglie da esibire.

Ho visitato Paesi estinti, come la Germania Est e lo Yemen del Sud, Paesi “proibiti” come il Nord Corea e Paesi “fantasma” come la Transnistria, sono stata ben due volte in Australia, ma mai, ad esempio, in Giappone. Comunque se ho fatto bene i conti ne ho visitato 107, quindi me ne mancano ancora parecchi.

I Paesi che mi hanno colpito di più, perché sono almeno due, sono il Bhutan e la Corea del Nord. Il Bhutan perché, arrivandoci dal caos indiano, è un’oasi di armonia, pulizia, lindore, ordine. Edifici tradizionali perfetti, templi fastosi e suggestivi, campi verdissimi e montagne incontaminate, persone sorridenti vestite con i loro abiti tradizionali. Poco traffico e in generale poche strade. Un paradiso, davvero Shangri-La. E poi un paese dove invece del Pil si calcola l’indice di felicità…Non può non venire in mente quello che è successo al Tibet e ringraziare che esista ancora un posto così.

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Nord Corea, skyline di Pyongyang © Carla Reschia

E poi la Corea del Nord perché è un luogo folle, un paese fantasma senza negozi, senza gente per strada, oppresso dal culto della personalità della dinastia dei dittatori che ne ha preso possesso. Forse l’Urss di Stalin era così. Eppure, allo stesso tempo, è un paese di cui per qualche motivo ignoto provo nostalgia.

Nei luoghi che hai visitato, dove hai notato più attenzione all’ambiente?

In realtà in molti luoghi, persino nella tanto e giustamente criticata Cina, mi pare stia crescendo l’attenzione per la natura e l’ambiente. Auto e motorini elettrici, pannelli solari, pale eoliche e materiali riciclabili sono ormai piuttosto diffusi in Asia. Il Bhutan di cui ho appena parlato, ovviamente è un caso da manuale: per loro la conservazione dell’ambiente è una priorità assoluta.

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Nuova Zelanda, la costa dell’isola del Sud © Carla Reschia

In Nuova Zelanda, dopo gli antichi disastri, hanno sviluppato un’attenzione quasi feroce per la salvaguardia delle specie animali e vegetali autoctone. Bisogna dire che, in un habitat privo di predatori, gli animali introdotti da altri Paesi come maiali, capre, opossum, cani, gatti, cervi e pecore, si sono riprodotti in modo eccessivo e causano gravi danni ambientali: il 10% del totale delle specie neozelandesi sono a rischio di estinzione e più di 1.300 specie di uccelli sono scomparse. Quindi ogni iniziativa che prevede l’eliminazione fisica di questi animali, soprattutto degli opossum, la cui pelliccia è molto usata nell’abbigliamento, in Nuova Zelanda è “ecologica”. C’è persino chi teorizza che si debbano eliminare tutti i gatti

Per comprendere un popolo si dice che bisogna passare dallo stomaco: quanto conta il cibo per immergersi nella cultura di una regione?

Conta tantissimo perché è il modo più semplice e facile di entrare in contatto con la cultura locale. Quindi niente ristoranti “internazionali” e invece trattorie, osterie, mercati, dove si incontra la gente, si parla, si vede e si capisce tanto.
Devo però ammettere che non sono uno di quei viaggiatori che mangiano tutto, dalle formiche arrosto, al serpente fritto, alle larve cotte sul fuoco, alle interiora ripiene al cosciotto di cammello. Ho dei miei tabù, è un mio limite, che tuttavia non riesco a superare.

Che cosa, secondo te, si può cambiare nel modo di viaggiare?

Si dovrebbe cambiare molto soprattutto nello spirito con cui ci si avvicina ai luoghi. Il turismo può aiutare moltissimo un paese in termini economici, ma può anche devastarlo. Grandi alberghi, grandi resort, grandi navi, tour super organizzati dove tutto è “come a casa” non aiutano né i Paesi che subiscono questo impatto né i viaggiatori che vogliono capire qualcosa del posto in cui vanno. Certo, difficile persino da pensare nell’era del turismo di massa, ma diventasse un impegno comune si potrebbe fare.

 

 

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente nel consiglio direttivo della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

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