Classe e stile del semplice picnic

Picnic

Claude Monet – Déjeuner sur l’herbe

È ora. È ora di abbandonare la classica tavola della domenica tra le mura domestiche e uscire per dei pranzi en plein air, cioè all’aria aperta. Voglia di evasione, di sole, di gite con una lunga pausa dedicata al cibo rigorosamente preparato nella propria cucina, magari in compagnia di chi condividerà con noi, non solo il companatico, ma l’intera giornata. Stiamo parlando di picnic.

Banale? Non scherziamo! È una delle tradizioni più antiche che si conoscano, quasi certamente la più democratica perché è un’attività praticata da ricchi, poveri e persino reali. Non serve molto: un prato, una spiaggia, la riva di un fiume o di un lago e cose buone da mangiare in un tempo dilatato, intervallato da lunghe pause, lusso possibile solo la domenica.

Malgrado il termine picnic sia inglese, sono stati i francesi a dare origine al nome: piquenique, appellativo composto da pique (pizzicare) e nique (piccole cose di poco conto). Sembra che già nel ‘600 si organizzassero banchetti più o meno raffinati in parchi e giardini, o nelle pause durante viaggi e battute di caccia. Artisti come Monet e Manet hanno ritratto questi momenti sui quali si sono soffermati anche scrittori e registi. Ma questa è arte, mentre nel mondo reale il picnic è stato (ed è) celebrato da personaggi davvero insospettabili, pensandoli coinvolti in un’attività tanto bucolica.

picnic

Picnic Glyndebourne

Veri guru del pranzo sull’erba erano i Kennedy: Jacqueline, donna originaria del sud degli Stati Uniti accanto a John il Presidente, che metteva tutta la sua classe nella realizzazione di banchetti senza rivali. Niente hamburger party stile 4 luglio, ma salmone con formaggio e panna acida.

Non sono certo da meno gli inglesi che, per la festa di maggio a Glyndebourne nel Sussex, prima di assistere al tradizionale concerto di musica classica, con smoking per gli uomini e abito lungo indossato dalle signore, armati di cesti di vimini con piatti di porcellana, posate d’argento e tovaglie di lino si attardano sul prato con quiche lorraine, foie gras e prosciutto di San Daniele. Last but not least (e ci mancherebbe!) la Regina Elisabetta. Si proprio lei, The Queen, che al fascino del picnic non resiste quando è in vacanza, e ama organizzarne nella tenuta del castello di Balmoral. Non ci si crede ma è così, persino Sua Maestà in queste circostanze usa stoviglie di plastica.

A questo punto è chiaro che ridurre il picnic a una pausa frugale fatta di panini avvolti nella stagnola è completamente fuori luogo. Pur arrendendosi alla mancanza di fornelli per preparare vivande calde, a meno di non cedere alla tentazione di partire da casa come per un esodo biblico armati di carbonella e barbeque portatili, le soluzioni gustose e al tempo stesso raffinate sono tante. Torte salate, preparazioni a base di riso freddo, rucola e gamberetti, frittate alle verdure. Realizzare un menù per il picnic non è banale e richiede parecchio tempo.

Volendo rendersi la vita facile la soluzione può essere la preparazione di una torta di piccoli panini alle erbe da servire con affettati di qualità (prosciutto di Praga, lardo di Colonnata, crudo di Parma) o salmone affumicato, mousse di tonno e formaggi partendo dai più delicati fino agli stagionati.

picnic

Torta di pane

Ecco la mia ricetta passe-partout che si adatta ad accompagnare qualunque cosa:

lavate e tritate un mazzetto di erbe aromatiche miste (erba cipollina, prezzemolo, timo e basilico). Dividete 1 kg di pasta di pane (il vostro fornaio di fiducia sicuramente ve la può fornire) in 12-15 porzioni. Stendete ogni porzione e ungetela con del burro fuso, distribuiteci sopra un cucchiaino di trito di erbe e un pizzico di sale. Ridate a ogni porzione la forma di una pallina e adagiatele una accanto all’altra in una teglia da 24 cm. ben imburrata. Lasciate riposare per almeno 45 minuti, poi accendete il forno a 220°. Una volta caldo infornate, dopo aver spennellato la torta con del tuorlo d’uovo sbattuto. Cuocete per 30 minuti, sfornate e lasciate raffreddare.

Potete partire per la vostra giornata tutta green, non fate caso a qualche formica e non dimenticate dei sacchetti per i rifiuti.

Author: Paola Drera

Mi chiamo Paola Drera, milanese di nascita e per residenza ma “nomade” per vocazione. Sono una giornalista freelance che gira l’Italia e il mondo per soddisfare la sete di conoscenza ma soprattutto per la curiosità di scoprire le diverse cucine della Terra. La gastronomia è la mia vera passione; ne scrivo, la sperimento, la rivisito e poi la propongo ai miei ospiti e ai miei lettori. Prediligo le tipicità e i prodotti autentici del territorio - qualunque esso sia - perché come si dice: siamo quel che mangiamo.

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto