Colombo e la biodiversità

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little treasure credit marco colombo

Marco Colombo inizia a fotografare nel ‘99 a 11 anni: ama molto gli animali e questa è la molla che lo ha spinto così giovane a iniziare l’attività.

Fotografa soprattutto in Italia: orsi, lupi, cervi, uccelli… ma anche rettili, anfibi, invertebrati, e si dedica alle foto subacquee sia in mare sia nelle acque dolci.

Grazie al suo lavoro, nel 2007 Marco ha perfino scoperto ad Alghero un ragno, soprannominato poi “nuragico” – l’Amblyocarenum nuragicus – grazie anche al contributo del dottor Bruno Manunza (Università di Sassari) e dell’esperto dottor Arthur Decae (Natural History Museum Rotterdam, The Netherlands).

Gli abbiamo chiesto quale attrezzatura per la macrofotografia consiglia ai principianti.

“Si può iniziare anche con un obiettivo base del kit della macchina fotografica e aggiungere lenti addizionali per ingrandire. Se poi la macro piace e appassiona, si acquisterà un obiettivo più importante”.

E che cosa ne pensa delle foto fatte con il cellulare?

Da una parte è bello che la foto sia alla portata di tutti, dall’altro se si condivide lo scatto subito sui social descrivendo anche il luogo e l’ora, finisce che le persone si recano sul posto disturbando l’animale, e questo comporta un problema per la conservazione”.

Marco Colombo, ha vinto il primo premio di categoria anche all’ultima edizione di Wildlife Photographer of the Year 2016 con la foto Little treasure (qui sopra) che rappresenta una testuggine palustre europea. Un giorno mi sono recato su un fiume per poter fotografare le testuggini palustri. Sulla riva, ho constatato che la calura estiva aveva ridotto il fiume a poche pozze isolate sotto alcuni alberi: entro in acqua e vedo che un mio flash, ormai coperto di fango, smette di funzionare. Non potendo aprirlo per evitare allagamenti, ho deciso di concentrarmi sulla luce ambiente, molto drammatica a causa dei raggi di sole che filtravano dagli alberi della riva, ritraendo una testuggine in questo ambiente di luci e ombre dorate” .

La foto premiata appare anche nel suo libro appena uscito, risultato di un lavoro durato di tanti anni: I tesori del fiume (Publinova Negri), animali in ambiente fluviale e lacustre.

I tesori del fiume è un’ode alla biodiversità delle acque dolci. Attraverso racconti, dati e immagini, sono esplorati gli ambienti tra i più preziosi e minacciati d’Italia, dalle sorgenti d’alta quota alle lagune costiere, passando per ruscelli, fiumi e grandi laghi.

Granchi, gamberi, spugne, larve di insetti nascosti tra la vegetazione del fondo; mitologiche lamprede che compiono migrazioni di centinaia di chilometri per accoppiarsi e poi morire; una grande varietà di pesci autoctoni e rarefatti; rospi e tritoni durante il periodo riproduttivo, l’elusivo proteo – una salamandra senza occhi che vive 100 anni e può digiunare fino a 8 anni – delle grotte sotterranee, bisce che catturano prede di grandi dimensioni; uccelli limicoli impegnati nelle loro frenetiche attività nel fango, mammiferi all’abbeverata.

E poi sono valutati i problemi di conservazione, dall’inquinamento all’alterazione degli argini, dall’introduzione di specie alloctone alla pesca eccessiva, e alcuni progetti per salvare il salvabile, come la reintroduzione della trota marmorata e dello storione cobice.

Per realizzare le immagini, ci sono volute ore di sessioni nel ghiaccio d’alta quota, nel fango dei grandi laghi oscuri e nella corrente impetuosa dei corsi d’acqua più grandi del nostro Paese: fotografare comporta lunghi appostamenti, tanta pazienza e passione.

I tesori del fiume sarà presentato il 26 novembre a Milano presso la Casa della Cultura in via Borgogna 3.

calosoma.it

 

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Author: Redazione Ecoturismonline

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