Diario di un viaggio nella Sicilia “ribelle”

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Ci è giunto in redazione questo scritto di Fabio Messina, innamorato della sua Sicilia, alla ricerca della verità e di modi migliori per vivere con gli altri, più vicini a madre natura, “con l’obiettivo di una condivisione più equa, solidale, ecologica, spirituale e artistica”. Ci è molto piaciuto il racconto del suo itinerario di alcuni giorni trascorsi in giro nell’area Cinisi – Montelepre – Portella della Ginestra in provincia di Palermo, ve lo proponiamo così come l’ha scritto in prima persona.

Partinico, 30 Ottobre 2016 – 1° giorno

Il mio tour inizia da Partinico, dove arrivo nel tardo pomeriggio del 30 Ottobre presso il B&B del Centro, dove ho prenotato una camera per due notti. Ad accogliermi Domenico, giovane figlio del proprietario Giuseppe Barbici, con il quale intesso una bella chiacchierata sul turismo in Sicilia e in questa splendida zona. Gli racconto che ho progettato questo viaggetto nei luoghi della “Sicilia Ribelle”, perché ho intenzione di visitare la casa di Peppino Impastato a Cinisi, poi i luoghi di Salvatore Giuliano a Montelepre per finire poi con una visita a Portella della Ginestra, dove si consumò una strage ancora oggi poco chiara.

Dico a Domenico che questo mio tour originale potrebbe diventare un itinerario turistico, perché questi posti hanno visto vivere e morire eroi ribelli che hanno fatto la storia della Sicilia e che da questi luoghi può ripartire una nuova Sicilia che faccia tesoro di questi eroi ribelli.

Io vengo dall’area Montalbano, invece, turisticamente già molto lanciata, la zona “babba” della Sicilia, che invece ha già tanto da fare con una buona gestione del turismo che miri alla qualità e non alla quantità dei turisti. Domenico fa il Deejay e sogna che i turisti riempiano il suo B&B, che è uno dei pochi in regola in paese; d’altronde il B&B del Centro si trova a Partinico, al centro della piana che affaccia sul Golfo di Castellammare e vicino all’area che ho definito della “Sicilia Ribelle”. Quindi potrebbe essere ideale soggiornarvi per gustare le bontà agricole della stessa Partinico, per godere del mare vicino e per fare turismo culturale con iniziative come potrebbe essere quella che sto vivendo io.

Dopo questo scambio con Domenico, che mi suggerisce di andare al Borgetto, frazioncina di Partinico, per cenare, vado proprio lì a gustare un buon piatto di busiate alle sarde e finocchietto, presso il ristorante “U Parrinaru”. Le busiate sono buone, il ristorante è grande e fa anche da pizzeria, non è certo il solito ristorantino preferibilmente slow food che cerco io. Ma va bene così, d’altronde investire su un piccolo ristorante dove si paga di più e si mangia a km zero, bio e slow non è facile nella nostra Sicilia, dove siamo ancora troppo educati alla quantità più che alla qualità.

Sul web però vedo che la zona è ricca di olivi e mandorli e che qualcuno sta cominciando a puntare sul biologico e allo “slow food”; ma si è agli albori rispetto a quanto si fa in altre province della Sicilia, soprattutto rispetto alla mia zona cosiddetta “Montalbano”.

In paese non c’è molto per la serata, due pub in ristrutturazione mi ha detto Domenico. Faccio un giretto: le chiese sono belline, tra poco sarà la festa di San Leonardo; c’è molto liberty al centro e la fontana degli otto cannoli. A proposito, i cannoli qui sono super e le creme dei bignè molto pastose e gustose, come ovunque nella Sicilia Occidentale, ma anche assai ipercaloriche.

Non ho visto paste di mandorla, ma tanta frutta martorana, onnipresente nelle pasticcerie e realizzata con forme e figure molto originali; come ad esempio quella a forma di piatto di pasta al sugo e piselli, vista presso la pasticceria della Signora Alecci, piccolina ma la più antica del paese, vantando 73 anni storia.

Cinisi e Montelepre 31 Ottobre 2016 – 2° giorno

Ad accogliermi a Cinisi c’è Pino Corrado, amico conosciuto due anni fa a San Vito Lo Capo, dove girammo il videoclip musicale “Oggi è duminica” dei “Calandra e Calandra” di Alcamo, fratelli che cantano e suonano in siciliano e per la Sicilia. Con Pino facemmo la parte dei poliziotti della volante e nel ritrovarlo ho avuto la sensazione di incontrare un collega vicino.

Così si rivelerà, perché Pino è un gigante buono che non si soffermerà a prendere giusto un caffè con me come avevamo concordato, ma mi farà da preziosa guida per visitare Cinisi e soprattutto i luoghi e i personaggi legati alla storia mafiosa e non solo della città.

Difatti succede casualmente che l’appuntamento con lui è alla Pasticceria Palazzolo, un monumento vivo del paese. E questo non solo perché vi trovo esposto in vetrina un grandioso ben di Dio di dolci, come gli sfingi di San Giuseppe e i biscotti di San Martino, ma anche perché mi ritrovo presso una pasticceria che ha dipendenti quanto una fabbrica (ben 55) e che da non molto si è ritrovata a denunciare con successo un tentativo di estorsione, un originale “pizzo” cercatogli da chi dovrebbe combatterlo…

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E, infatti, dopo essermi soffermato con Pino a fare alcune foto ai dolci e a chiedergli come si chiamano, il mio caro collega attore mi presenta la signora Palazzolo, con la quale ci soffermiamo ad avere una delle mie solite belle chiacchierate, uno scambio prezioso e profondo che ci conduce fino alla condivisione con lei della mia poesia Senza Pizzu e al mio donarle Sicilia Bedda Matri, mio libro che contiene tale poesia; lei si emoziona, perché gli ho fatto riemergere il dolore dei fatti accaduti a loro proprio riguardo al pizzo, come detto prima; e scambia con me una frutta martorana a forma di zucca di Halloween che mi dona a sua volta.

Con Pino andiamo via dalla pasticceria dirigendoci con l’auto alla casa di Peppino Impastato. Sembra chiusa, guardiamo e facciamo i famosi “cento passi” che la dividono dalla casa di don Tano Badalamenti; il tracciato dei passi è segnato da molte mattonelle di ceramica appositamente fissate sul marciapiede; tra le quali scorgo quella in cui si riporta una frase di Pippo Fava, il giornalista mio compaesano di Palazzolo Acreide, ucciso dalla mafia. Colgo questo come anello di congiunzione tra il mio paese e quello di Peppino Impastato, due eroi morti perché credevano nella verità.

La casa del mafioso don Tano, confiscatagli, è stata affidata in parte alla stessa associazione “Casa della memoria Peppino Impastato”, altre parti all’associazione Peppino Impastato e futura biblioteca comunale; della serie come si rivolta il destino, quant’è bella sta cosa, allora le morti degli eroi servono, penso.

Pino mi racconta del viale principale di Cinisi ove si trovano sia la casa di Peppino Impastato, sia quella di “Tano Seduto” come definiva sfottendolo il mafioso Tano Badalamenti proprio Peppino con la sua voce in diretta dalla radio che co-gestiva con i compagni di lotta; e su questo viale che finisce a monte con il municipio (ex convento) si teneva, fino a non molti anni fa, una corsa di cavalli: molti mafiosi avevano il loro cavallo in corsa e il giro di scommesse e la voglia di vincere per forza, immaginiamoci cosa creava e provocava.

Ma Pino mi sottolinea che ci fu un periodo che vinceva il cavallo chiamato Ministro e che tale cavallo era quello del popolo, non apparteneva a nessun mafioso; quando vinceva il popolo esultava e che occasione di riscatto era quella vittoria: il popolo che doveva rimanere soggiogato e sottomesso alla mafia, che non contava niente o quasi, che vinceva ed esultava simbolicamente attraverso il suo cavallo Ministro!

Su questa metafora ci ho scritto una poesia in dialetto, associando Ministro a quel cavallo pazzo che è stato Peppino Impastato, cavallo anche lui del popolo, sacrificato però proprio per dare a questo la dignità di sentirsi ed essere popolo!

Dopo circa un quarto d’ora torniamo alla vicina Casa della Memoria di Peppino e Felicia Impastato, ci aprono e ci accolgono Cristina e Giacomino. Cristina è una giovane che fa attività presso la Casa Memoria e da giovane raccoglie il testimone per portare avanti la memoria di ciò che ha fatto e ci ha lasciato Peppino. Giacomino è un compagno di Peppino, con la sua barba e capelli argento che sembrano risplendere degli anni preziosi di lotta, soprattutto a comunicare e combattere attraverso l’arte. Mi presenta la casa memoria, le tante foto e gli articoli di giornale appesi alle pareti: ogni foto e ogni articolo è un pezzo di vita di Peppino Impastato.

Io ho la sensazione di essere in pellegrinaggio al “Tempio del Coraggio”: come diversamente potrei definire questo luogo se non così. Pino mi dice che Giacomino è il miglior presepista di Sicilia, io gli rispondo che dobbiamo imparare tutti a non usare l’aggettivo “migliore”, perché il parlare in questo modo alimenta competizione e quindi cultura mafiosa; anche così comincia a cambiare la Sicilia. Giacomino è un bravissimo presepista, come avrò modo di apprezzare in un locale sotterraneo limitrofo alla casa Impastato.

Non faccio colpa a Pino per la battuta, perché anche a me a volte viene spontaneo dire “il migliore, il numero uno”, ma dobbiamo sforzarci di cambiare il modo di parlare se vogliamo cambiare le cose, non solo in Sicilia.

La chiacchierata con Giacomino è preziosa, favolosa, intensa; vi partecipa attivamente anche il caro amico Pino e anche la giovane Cristina; emergono i temi della cultura che vince la mafia, delle nuove forme che sta prendendo la mafia di oggi, estesa oramai anche al nord Italia, tanto che l’uso del luogo comune siciliano = mafioso è ormai obsoleto.

Mi cade l’occhio sulla foto del curvone sull’autostrada sopra Cinisi, un’assurda deviazione a quello che doveva essere un tratto ovviamente rettilineo dell’autostrada, deviato dai mafiosi per evitare la villetta di un influente mafioso locale, oggi per paradosso divenuto centro per la raccolta differenziata del comune. Tale foto l’avevo già vista circa 35 anni fa, quando ero alle scuole medie e il mio professore di scienze Pippo Ansaldi, ci fece partecipare a una mostra sulla mafia, quella mafia che a me ragazzino faceva tanta paura.

Un’altra storia che mi colpisce la racconta Pino, in merito a un mafioso che al tempo di Peppino era anziano, di quella mafia “archeologica” contadina, rispettata dai mafiosi più moderni, che ospitava turisti presso una sua tenuta, facendogli vivere l’emozione del film Il Padrino con musiche e scene poi non tanto recitate. La storia esce fuori dopo che ho narrato del mio racconto scritto qualche anno fa dal titolo Don Turiddu l’ultimo mafioso, scherzando sulla crisi economica e sulla mafia che si adegua investendo sul turismo nei luoghi e con le persone di essa stessa.

Andiamo al piano di sotto e ammiriamo una parte del presepe che Giacomino espone per far vedere l’area di contrada Mulinazzo come era prima che si costruisse la terza pista dell’aeroporto Punta Raisi, pista che Peppino Impastato osteggiò e per la quale propose una valida alternativa per evitare di distruggere una zona ricca di ortaggi e utilissima a tanti braccianti locali.

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L’interno di un locale sotterraneo limitrofo alla Casa Impastato è adibito a mostra di foto, quadri e sculture, molte delle quali create da Giacomino, opere d’arte nate per comunicare e trasmettere lotta alla mafia.

Usciamo fuori con Pino e Giacomino che si è fatta tarda mattinata, dovremmo ancora visitare il piano di sopra di Casa Impastato, ma incontriamo per caso Giovanni Impastato, fratello di Peppino, con il quale scambiamo una piacevole e veloce chiacchierata; il tempo di una foto insieme, di uno scambio in dono di libri tra il mio Sicilia Bedda Matri e quello che raccoglie le opere d’arte appena viste, quindi un saluto e un arrivederci. Questa visita, come detto prima, è stata per me un pellegrinaggio al “Tempio del Coraggio”, per questo ho ringraziato vivamente Giacomino, Cristina, Giovanni e Pino. Questa visita mi ha riattivato, mi ha dato forza per ricominciare a scrivere e a lottare attraverso il mio dono, per le cose giuste.

Una delle prime cose che voglio creare è un raccontino in cui metto in scena l’incontro fantastico tra Peppino Impastato e Pippo Fava mentre giocano a carte in Paradiso; e tra una briscola e l’altra una parodia in cui scherzano sulle piazze e le vie intitolategli quando loro vogliono altro che tenga viva la loro memoria, vogliono lotta, coraggio, cultura….

Faccio compagnia a Pino che è quasi mezzogiorno, a fare alcune sue commissioni alla posta e poi al comune, dove incontriamo un signore che ci insegna tanto. È un impiegato al quale Pino si rivolge per avere un documento che gli spetta; non scendo nel particolare per tutelare la privacy e non solo, ma racconto solo che ho detto a Pino uscendo dal municipio che il cambiamento contro la mentalità siciliana negativa lo si ottiene con la cultura e con la cultura dobbiamo abituarci a fare le richieste agli enti pubblici con comunicazioni scritte e protocollate, così ci devono per forza rispondere ufficialmente e si sa, “verba volant e scripta manent”.

Comunque pare sono in tanti a lamentarsi che l’acqua della rete idrica sia peggiorata di qualità, ma i più comprano l’acqua imbottigliata, quindi che vuoi che sia che qualcuno si lamenti….

Uscendo dal municipio incontriamo fugacemente Liborio, vecchietto di 73 anni ancora single; sembra un vecchietto qualunque, invece è colui che trovò la pietra insanguinata che fece dubitare subito che Peppino Impastato non si fosse suicidato come volevano far credere i mafiosi, ma che invece sia stato prima ammazzato, come poi la lotta ferrea della madre Felicia fece emergere come verità da parte della magistratura.

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Liborio, salutandoci, dice a Pino una frase che mi resterà impressa a fuoco nella mia mente: “Pino, viri c’ama lottari” (vedi che dobbiamo lottare) !

Si è fatto tardi, ma Pino è così gentile da condurmi in auto ancora a vedere il paese dall’alto su per la strada che sale fino alla montagna. Da qui si vede il paese, l’aeroporto, la vicina Terrasini e si nota bene quel curvone sull’autostrada citato prima, fatto per “scanzare” quella che al tempo era la villetta di un mafioso. Pino mi racconta delle differenze tra Cinisi, paese a vocazione agricola e pastorizia, quindi dedito a una cultura di collina, e la vicinissima Terrasini a vocazione marinara.

Ci muoviamo verso il mare per visitare la costa tra Cinisi e la stessa Terrasini, apprezzo le bellezze dei luoghi mentre un aereo ci passa vicino intento ad atterrare a Punta Raisi. Noi invece torniamo al paese verso la mia auto. È tardi, sono già le 14 e mi devo muovere per andare a Montelepre.

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Mezz’ora ed eccomi arrivato, chiedo informazioni e arrivo al Castello di Giuliano. È un hotel ristorante gestito dal nipote di Salvatore Giuliano, ovvero Giuseppe Sciortino Giuliano, figlio della sorella Marianna, castello costruito per dare una sede “regale” al cosiddetto “Re di Montelepre”, così come mi dirà in seguito il nipote.

Il tempo di pranzare e poi una chiacchierata importante proprio con Giuseppe, che fa emergere la sua battaglia per far conoscere la verità su Salvatore Giuliano, definito dalla storiografia ufficiale bandito e corresponsabile della strage di Portella della Ginestra.

Giuseppe mi conduce a visitare la casa dove è nato e vissuto lo zio e qui continua il nostro dialogo sulla Sicilia, la sicilianità, l’E.V.I.S. e l’indipendentismo siciliano nel quale credeva molto lo zio. Mi colpisce scoprire che Salvatore Giuliano amava suonare alle feste con il pianoforte, la fisarmonica o la chitarra, a confermarmi che i “ribelli” spesso sono artisti o amanti di musica, poesia, scrittura. E inoltre ho la conferma che molto spesso sono i figli più piccoli nelle famiglie ad essere i più ribelli (Salvatore Giuliano era il più piccolo di quattro figli).

Ma la cosa che emerge di più è proprio la lotta che Giuseppe sta portando avanti per riscattare il ricordo dello zio, per la quale ha già scritto un libro e sta per presentare un docu-film. La verità spesso non la si trova nei libri di storia ufficiali, perché spesso questi sono scritti da chi le battaglie e le guerre le vince.

Io personalmente non ci credo che Giuliano abbia sparato a Portella della Ginestra e che anzi ciò gli sia stato additato proprio per screditare definitivamente la sua battaglia. Secondo me, se vogliamo scoprire la verità (ed è il tema base che esce fuori da questo mio viaggio), dobbiamo sempre valutare gli interessi di chi racconta le supposte verità; e in questo caso, l’interesse di fermare la protesta a Portella della Ginestra era dei mafiosi e dei latifondisti, che avrebbero perso le terre con la riforma agraria.

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L’interesse non poteva essere certo quello di Giuliano, che invece difendeva le classi sociali più povere e che sognava la Sicilia indipendente proprio per vederla riscattata e riformata. In fondo, grazie anche al suo contributo, abbiamo uno Statuto siciliano così forte (anche se non applicato), come se fossimo uno Stato federato all’Italia. Poi si sa, noi Siciliani siamo sempre pronti a venderci al miglior offerente…

Dopo la visita ai luoghi di Salvatore Giuliano, faccio una fugace visita al centro storico di Montelepre e mi colpisce una bancarella che vende i giocattoli in centro; forse qui ancora i genitori e i nonni fanno trovare i giocattoli sul letto la mattina del giorno dei morti; salgo in zona alta per fare qualche foto allo splendido panorama, quindi mi avvio per andare ad Alcamo.

Alcamo e Palermo in serale 31 Ottobre 2016 – 2° giorno

Ad Alcamo, a circa 45 minuti di distanza, vado a far visita ai fratelli Calandra e Calandra, bravi e imperterriti innamorati della nostra Sicilia attraverso la musica e le canzoni che creano per i loro brani, che cercano di portare in giro per l’Italia e anche all’estero. Li vado a trovare proprio a casa loro, dove hanno un favoloso laboratorio creativo e dove si stanno preparando per partire a New York per una tournée.

Con loro ho girato due anni fa uno dei tanti bellissimi videoclip che hanno realizzato per far conoscere meglio le loro canzoni, riuscendoci ottimamente, con migliaia e migliaia di visualizzazioni su Youtube. Anche loro in fondo stanno lottando per la propria terra, per recuperare la tradizione e portarla verso il futuro. E nella loro lotta, anche loro come me, soffrono tanto, perché vivere di arte in Sicilia è molto difficile: ma all’amore si sa non si comanda e proprio l’amore salta fuori impetuoso da uno dei brani che stanno per uscire con il loro nuovo CD. Sono privilegiato per il fatto che me lo fanno ascoltare in anteprima, mi emoziono, anzi ci emozioniamo: è una splendida serenata da loro creata, che io vedrei benissimo parte di una colonna sonora di un film di Tornatore.

Per questa loro bravura, li invito a credere in loro stessi, a non sentirsi peggiori o migliori di nessuno e a portare avanti la loro autenticità con tenacia. D’altronde, la bimba che era lì in studio a imparare la chitarra, involontaria spettatrice della nostra bella chiacchierata, dice di voler portare avanti il proprio dialetto alla mia domanda “Perché suoni e perché vuoi suonare?”.

Anche questo incontro avrà un seguito, perché fare rete è la cosa giusta per portarci avanti nella nostra comune lotta per far evolvere in meglio la Sicilia.

Dopo gli affettuosi saluti mi avvio verso il B&B dove soggiorno a Partinico, quindi dopo essermi preparato e dopo una cena “fast” presso Cosi ri mangiari, mi avvio verso Villagrazia di Carini; da qui, andrò a Palermo con un ex collega mio caro amico, sua moglie e altri loro amici per andare a ballare e festeggiare Halloween a Tonnara Florio, un localino molto bello nella capitale siciliana. L’amicizia con un ex collega, Marcello, oggi concorrente, la dice lunga quanto valga per me il legame affettuoso, anche se oggi dovremmo “scannarci” come vuole la società moderna iper-capitalista e iper-egoista.

Non sono molto amante di Halloween, ma mi adeguo, dobbiamo in qualche modo accettare la globalizzazione, possibilmente non subirla; il filo che collega tale festa irlandese-americana con la nostra ricorrenza dei morti in fondo è lo stesso. L’esorcizzare la morte scherzandoci sopra, vestendosi in maschera o facendo giocare i bambini con nuovi giocattoli o mangiando dolci come “le ossa dei morti” è in fondo il tema unico che collega tutto.

Vado a dormire molto tardi, ho avuto modo di vivere nel locale una buona esperienza, diviso tra il ballare con una “palermitana” di colore molto “umana” e una palermitana “doc” che se la tira troppo. Anche questi fatti “casuali” mi insegnano molto.

Portella della Ginestra e Piana degli Albanesi – 1 Novembre 2016 – 3° giorno

L’indomani mattina sarà dura svegliarsi, ma ho grande volontà di visitare Portella della Ginestra.

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Dopo una colazione intensa con usuale chiacchierata con il proprietario del B&B Giuseppe, di nuovo a parlare della nostra Sicilia e del suo futuro, mi avvio in auto verso Portella della Ginestra, dove arrivo in tarda mattinata.

Emozionante, molto emozionante visitare il semplice mausoleo costruitovi con grandi stele di pietra a ricordo. Una di queste riporta quanto accaduto e la data: non c’è accenno alla responsabilità di Giuliano nella strage, a conferma che il dubbio della manipolazione della verità rimane forte. Vi pongo dei garofanini rossi alla base, in ricordo dei morti; d’altronde sono i giorni di commemorazione dei morti e quei garofani li associo a mio nonno Salvatore, che ai tempi non ebbe vita facile a essere politico socialista e ribelle nel paesino del centro della Sicilia, dove viveva.

Colgo su una lapide una poesia di Ignazio Buttitta sui fatti di Portella e su un’altra i nomi delle persone morte in questo luogo. Mi si avvicina un ragazzo coetaneo, chiedendomi dov’è la lapide che ricorda la morte del famoso mulo ucciso qui durante la strage; gli rispondo di non saperlo, ma intesso una lunga e piacevole chiacchierata con lui.

Antonio è un collega di lavoro, fa il rappresentante come me e come lo era Buttitta (vi colgo subito la strana coincidenza); e il nostro dialogare verte verso la necessità di creare un nuovo modello economico sociale per cambiare il mondo. In Sicilia ancora troppa economia si muove manipolata da lobby di potere e gruppi massonico-mafiosi che non fanno respirare la vera economia di chi si fa il mazzo creando e producendo prodotti tipici locali, di buona qualità ed esaltando la nostra Isola.

Siamo pienamente d’accordo, e Antonio mi rivela che sua nonna lavorava presso l’azienda di Libero Grassi, imprenditore antiracket ucciso dalla mafia. Che incredibile coincidenza, questo viaggio è davvero pieno di sincronicità.

E Antonio conosce molta gente impegnata a Palermo e dintorni che lotta la mafia e si batte per una buona sicilianità e il recupero delle tradizioni. Ci siamo scambiati il contatto e spero mi metterà in collegamento con questi suoi amici.

L’idea di supermercato sostenibile che gli racconto la condivide in pieno: mettere in consorzio tanti piccoli produttori, ciascuno di una tipicità locale, e farli essere soci imprenditori di un’unica “putia consortile”, eliminando passaggi e intermediazioni e rendendoli liberi da questi. Forse sono troppo sognatore, ma a quanto pare qualcuno al Nord, il solito Nord, lo sta cominciando a realizzare.

Finita la visita a Portella, dopo aver salutato Antonio, mi soffermo per strada, scendendo verso Piana degli Albanesi, ad ammirare lo splendido paesaggio sul lago di Piana; quanto è bella la Sicilia, così varia anche nei paesaggi oltre che nei popoli.

Arrivando quindi a Piana degli Albanesi, colgo proprio questa unicità del paesino, dove le indicazioni stradali sono bilingue, italiano e albanese (arberesche per la precisione), le chiese sono di rito greco-ortodosso e il cibo è nettamente “orientale”. E medito sul fatto che la Sicilia è stata sempre laboratorio di incontro tra popoli e razze diverse, per questo noi siciliani siamo così accoglienti e aperti a chi è diverso (vedi quanto stiamo facendo per accogliere quei “mischinazzi” di migranti che ogni giorno sbarcano in tantissimi).

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L’incontro con il cibo locale lo faccio presso la Putia Peccati di Gola di Gabriella Stassi, dove ho modo di pranzare con squisiti assaggi di formaggi e salumi locali, pane di casa tipico del luogo e soprattutto la favolosa ricotta di capra, che è anche l’ingrediente base dei maestosi cannoli di ricotta che qui si producono.

Quindi mi muovo verso il bar limitrofo per un caffè e qui incontro Guido ed Elena, una coppia di palermitani con i quali faccio subito amicizia. Apprezzano molto il mio viaggiare in solitario da artista e ricercatore di autenticità siciliana. Con loro, cittadini di Palermo, esce il tema nel dialogare, dei sani valori che si continuano a vivere nei paesini, quel salutarsi tutti che è ormai perduto nelle città. Io gli dico che è dovuto al fatto che nei paesini lo spazio vitale tra una persona e un’altra è quello giusto, è così ampio che c’è voglia di unirsi agli altri. In città invece lo spazio vitale è così ristretto che viene naturale litigare con gli altri. Per questo, grazie a Dio sono felice di vivere in un paesino splendido come Palazzolo Acreide.

A conferma di ciò che dicevo, arriva a sedersi a un tavolino vicino, Rosalia, uno di quei personaggi tipici di ogni paese che Tornatore inserisce sempre nei suoi film; si nota subito che Rosalia è una “diversamente equilibrata”, per questo, al solito mio, la accolgo come un segno e una benedizione. Lei che è nata il giorno di Santa Rosalia e che sognava di fare la psicologa, dà a me e a Guido ed Elena il più grande messaggio di sintesi di questo viaggio, prima di ripartire verso casa. Il messaggio che solo i “pazzi e i ribelli” possono migliorare il mondo.

E quella ribellione pazza di Peppino Impastato, perché no, anche di Salvatore Giuliano, pur nella sua discussa e controversa figura, ma anche dei tanti artisti e persone comuni che ho incontrato in questo viaggio, me la porterò a casa come il tesoro più prezioso da spendere per il mio prossimo futuro.

 

FabioMessina@ecoturismonline.it'

Author: Fabio Messina

Fabio Messina nasce nel 1970 a San Focà, frazione di Melilli (SR), e qui cresce, nei pressi di uno dei più grandi poli petrolchimici d’Europa, fino a quando sceglie di spostarsi a Palazzolo Acreide (SR) nel 1996, alla ricerca di una vita migliore, più vicina alla campagna, alla natura e a un modo di vivere più a misura d’uomo. Ritiene che questa scelta abbia “liberato” in lui la vena poetica e la creatività. La sua vita è tutta improntata alla ricerca di modi e modelli migliori per vivere con gli altri, più vicini a madre natura, con l’obiettivo di una condivisione più equa, solidale, ecologica, spirituale e artistica. E la poesia, soprattutto in dialetto, è uno dei suoi mezzi ideali per raggiungere tale obiettivo di vita. Pubblicazioni - 2004 “ ACQUA CA VUGGHI ” raccolta di poesie in dialetto siciliano - 2006 “ STIDDHI A SUDDEST ” poesie in dialetto e saggi sui prodotti e i mestieri tipici della Sicilia Sud orientale - 2010 “ SICILIA BEDDA MATRI ” poesie in dialetto e saggi sulla Sicilia e la “sicilianità” ( illustrazioni a cura di Guglielmo Manenti ) - 2011 “ PAULU DI LA VITA PATRONU ” romanzo ispirato alla festa di San Paolo di Palazzolo Acreide ( foto a cura di Mauro Peluso ) - 2014 “ MUSA D’AMURI” raccolta di poesie d’amore in dialetto siciliano Alcune sinergie e antologie “Antologia dei Poeti Siciliani” (2009) – Poesie in dialetto con l’Associazione Artisti e Poeti Siciliani; “Lamiantu” (2011) – Partecipazione come attore co-protagonista nel cortometraggio di Nadia Tumino a cura dell’ONA Ragusa “Oggi è duminica” (2014) – Partecipazione come attore nel videoclip musicale del gruppo pop siciliano “Calandra e Calandra”

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3 Comments

  1. luckyluciano69@virgilio.it'

    Ciao Fabio, complimenti per il racconto….mi hai fatto vivere uno spaccato della Sicilia che mi piace!!!
    Sono siracusano di nascita ma lavoro a Roma.
    Condivido tutto quello che dici e ti sprono a lottare per un Sicilia libera e dei siciliani veri e puliti!!!
    Ciao
    Luciano

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  2. inischar@gmail.com'

    Grazie Fabio, sei una guida preziosa in una terra cosi piena di contrasti! Ci permetti di cogliere l’essenza della storia della Sicilia, attraverso questi personaggi ribelli e questi territori autentici che vanno ben oltre i soliti clichés turistici. Questa è la storia che La gente di fuori come me (francese residente a Giarratana) vuole conoscere! A quando il prossimo week-end rebel?

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  3. inischar@gmail.com'

    Grazie Fabio per condividere la tua ricerca delle varie sfaccettature della controversa Sicilia. Sono quelle che affascinano da sempre la gente di fuori come me (francese residente a Giarratana) che non si accontenta della solita cartolina fatta di resti antichi, mare, sole. Ti prego continua a scoprire, facci sapere e “arricriari” ancora con le tue ispirate poesie in dialetto!

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  1. Diario di un viaggio nella Sicilia "ribell... - […] Ci è giunto in redazione questo scritto di Fabio Messina, innamorato della sua Sicilia, alla ricerca della verità e…

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