Alla corte di Federico II – Basilicata

Un weekend con gli amici quattro zampe

federico II

Foto di Victor Liotine

Enormi spazi verdi, paesini abbarbicati sui cucuzzoli delle montagne, poche macchine e tanta natura. La Basilicata è il luogo ideale per una vacanza che ritempra lo spirito e per condividere il tempo libero con i propri cani, alla scoperta di una cultura millenaria, fatta di gesti che si ripetono da generazioni.

Il nostro viaggio comincia ad Avigliano, comune della Valle di Vitalba, nel Potentino, che, con ben cinque frazioni, arriva a 12mila abitanti e 1200 metri di altezza. Il corso dei negozi e delle botteghe comincia dalla cinquecentesca piazza intitolata al giurista aviglianese Emanuele Gianturco. Palazzi sontuosi, eredità di famiglie di notai e avvocati (tradizione di cui gli aviglianesi vanno fieri), si alternano a botteghe artigianali. Ne è uno splendido esempio Palazzo Gagliardi dalla facciata settecentesca che immette in un giardino pensile con arcate.

Il nucleo originario del paese è di origine sveva: la gente di Federico II popolò a lungo questa terra lasciando ben impresse, oltre a capelli rossi e biondi, incarnati chiari e lentiggini, anche la coltivazione del granturco, il baccalà e la polenta.

Borgo pet friendly

Per vivere un’esperienza 100% lucana, consigliamo Borgo Lamurese. Questo variopinto borgo rurale appartiene da quattro generazioni alla famiglia Sacco. Nella sala colazioni, le foto d’epoca del nonno Andrea a lavoro nel borgo e nei campi. Quattro le stanze modernamente rifinite e una suite con caminetto e terrazzo. Vincenzo e Margherita, cugini dei padroni di casa e residenti nel borgo, vi daranno il benvenuto con i loro cagnolini, conigli, gatti e galline. La socievole capretta Heidi, docile come un cane, vi aspetterà al mattino fuori dalla porta della stanza per farsi accarezzare. Ovviamente i cani sono ben accetti.

Per una cena all’aviglianese, vi consigliamo il Ristorante da Tuccio, anch’esso gestito da fratelli: Carmelina e Luciano Genovese. Istituzione della ristorazione locale, con i suoi 33 anni di attività, fu fondato dal padre Tuccio, ideatore di una prelibatezza ormai famosa: il pollo alla fisc-tac con patatine. Il nome riproduce il rumore che fa l’olio durante la frittura quando brucia il grasso prima (fisc) e la carne poi (tac).

Federico e il suo mondo

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Imperdibile, a 25 minuti d’auto, il Castello di Lagopesole. Per arrivarci da Avigliano, salite fino in cima alla collina e attraversate la foresta (SP 50): vi comparirà maestoso e possente a dominare tutta la valle di Vitalba (820 s.l.m.). Il legame con i 700 abitanti che abitano questa piccola frazione è viscerale: vengono, infatti, chiamati “castellani”.

Fatto costruire dall’imperatore Federico II di Svevia come residenza di caccia e vacanze, divenne prima dimora di suo figlio Manfredi e, in epoca angioina, prigione di sua moglie Elena e dei suoi figli. Una leggenda vuole che nelle notti di luna piena la sua lanterna si intraveda dietro le finestre che si affacciano sui due cortili proprio mentre cerca invano il suo Manfredi.

Cominciate la visita dal Museo Narrante Il mondo di Federico II realizzato da Unicity e Cinecittà Studios. Storie, immagini, voci e musiche che affollano le sale del castello hanno già incantato 20mila visitatori in tre anni. Scenografie d’effetto, alta tecnologia e ricerca storica: sono questi gli ingredienti vincenti che rendono adesso il castello uno dei grandi attrattori turistici della Basilicata. Qui racconto e storia diventano spettacolo multimediale, esperienza di emozioni e conoscenza.

Interessante anche la parte del castello in gestione all’omonima cooperativa: visiterete la cappella (anche se per dimensioni dovrebbe chiamarsi chiesa) con il matroneo direttamente collegato a suggestivi camminamenti illuminati solo dalla luce che penetra dalle feritoie, e l’Antiquarium, contenente un’infinità di frammenti di quanto gettato dagli Angioini appena saliti al potere, testimonianza della tanta vita vissuta nel castello in epoca sveva.

A tavola

Per una sosta enogastronomica a Lagopesole, ecco due posti da non perdere.

“La Spagna in fondo è una Basilicata più grande senza peperoni cruschi” è il provocatorio motto del posto. Ma in fondo, Peppe e Irene, che ad Alicante hanno vissuto un anno, ci credono davvero. Per questo hanno aperto a luglio scorso La Taverna, una taperia/trattoria alle pendici del Mastio, che coniuga la tradizione degli stuzzichini spagnoli (tapas e paella il venerdì) con i piatti tipici lucani.

In tema storico, invece, l’Osteria Medioevo gestita con cura e garbo da Mariangela e da sua mamma Carmelina. I piatti coniugano i prodotti locali di stagione con un pizzico di creatività: ravioli alle ortiche, orecchiette funghi, speck e castagne, e strascinati zucchine, salsiccia e curcuma. Eccezionali i dolci: la torta Pier delle Vigne a base di vino rosso Aglianico, il tortino al pistacchio e i taralli con glassa di zucchero e anice.

Salti e specchi d’acqua

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A testimonianza della ricchezza d’acqua della Basilicata, il torrente Bradano forma lungo il suo corso splendide cascate a ridosso del centro abitato di San Fele (920 s.l.m.).

Bastano 45 minuti d’auto per raggiungerle da Avigliano, un viaggio da intervallare con la visita alla suggestiva Badia di Santa Maria di Pierno, di origine normanna. La sua bellezza (e quella delle cascate) ripaga ampiamente la distanza. Negli specchi d’acqua e sotto i salti anche di decine di metri, la maggior parte dei sanfelesi ha imparato a nuotare o ha trascorso l’estate in gioventù.

C’è chi, invece, alle cascate ci andava per lavoro: sono tuttora visibili, infatti, i mulini ad acqua, gli abbeveratoi in pietra per gli animali e la gualchiera per rendere la lana più impermeabile (il rumore ritmato, complice l’eco della vallata, si sentiva fino in paese).

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U Uattenniére

È dalla traduzione in dialetto di gualchiera (U Uattënniérë) che prende il nome l’associazione di volontari che organizza visite guidate e gratuite (ma le donazioni libere sono bene accette) alle cascate, con durata e grado di difficoltà da calibrare in base agli ospiti umani (quelli a quattro zampe saranno ben contenti di scorrazzare liberi per ore).

Michele, Antonio e Donato ci hanno condotto lungo le vecchie mulattiere utilizzate in passato in questo angolo di Basilicata per arrivare in paese, facendoci attraversare anche un ponte realizzato durante il Ventennio con tanto di stemma littorio. Tra ortiche e rose canine, vi racconteranno di flauti e dosatori di vino fatti con canne di bambù, di antiche tradizioni contadine e di storie che si tramandano di generazione in generazione. cascatedisanfele.it

MaristellaMantuano@ecoturismonline.it'

Author: Maristella Mantuano

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