Il futuro del bosco più antico d’Italia – Piemonte

Rito antico

trino

Foto di Cora e Leonardo Lanza, Stefania Monsini

Ogni anno a novembre si svolge la tradizionale assegnazione annuale delle “sorti” tra i membri della Partecipanza che possiede, sfrutta e cura il bosco nel comune di Trino. Il sorteggio garantisce l’equità tra i beneficiari, anche eredi di un patrimonio forestale di valore inestimabile, in antichità sacro, gestito secondo principi e criteri eco-sostenibili dal 1275, oggi certificati FSC®.

In rapporto ai grandi parchi e alle enormi foreste, con i suoi circa 600 ettari di superficie il Bosco delle Sorti della Partecipanza è davvero minuscolo. Per la sua importanza, invece, è un bene di valore inestimabile e al centro dell’attenzione internazionale: è la sola area forestale rimasta della grande distesa primordiale che copriva l’odierna Pianura Padana, più precisamente l’unico relitto di foresta planiziale nel corso di secoli abbattuta per portare a coltura le terre tra il Po e le Alpi.

Protetto da oltre 800 anni

La sua esistenza rappresenta il più antico esempio di conservazione di un patrimonio forestale attraverso lo sfruttamento controllato e orientato alla salvaguardia.

Un sistema che funziona dal 1275, quando i suoi proprietari fondarono la Partecipanza, una “società di private persone, possidenti pro-indiviso un esteso terrimento boschivo”, che riunisce oggi 1300 soci.

L’associazione è governata da una “cumulativa amministrazione” in cui, come anche indicato in un pannello ligneo decorato del 1893, sono rappresentati i “membri nati”, consiglieri comunali di Trino, e i “membri eletti”, ovvero titolari del diritto perché discendenti dei fondatori, eredi della proprietà trasmessa ai capo-famiglia, oppure per meriti acquisiti.

Solo i partecipanti hanno diritto alla raccolta della legna, di ceduo e fustaia, indispensabile per alimentare camini e stufe delle case e utile per svolgere attività produttive e commerciali.

Fondato sul principio che, per la tutela del patrimonio forestale nel suo insieme, l’abbattimento dei suoi alberi debba procedere di pari passo con la cura per la loro ricrescita, il sistema stabilisce che i soci possono tagliare solo le piante contrassegnate dai conservatori, le guardie forestali, e soltanto dove loro assegnato secondo un razionale e imparziale criterio di rotazione.

Il sistema delle sorti

Il bosco è suddiviso in 15 macro-zone, e ogni anno i soci possono fare legna soltanto in una di esse. In ciascuna zona, inoltre, solo nell’area assegnata secondo la ripartizione del terreno in sezioni longitudinali, 12 senarie – sei del “mattino” e sei della “sera”, frazionate in parti, che risultano così lotti quadrangolari di eguali dimensioni, le sorti, nel bosco indicati con paletti che segnano i confini tra uno e l’altro e sulla mappa identificati con il corrispondente numero progressivo.

Lotti denominati sorti perché assegnati ogni anno con un sistema, casuale e imparziale, il sorteggio, che si svolge nella mattinata della prima domenica di novembre.

Chiamati in appello dal capolista dei sei elenchi in cui sono iscritti, i partecipanti estraggono la propria “sorte” tra i fogli che ne attestano il titolo con indicazione del numero e le regole. Nell’occasione, ricevono anche il Libro Stima, una relazione di poche pagine con mappale ed elenco dell’anno e dettagliata specificazione della raccolta di ceduo e fustaia stimata, e consentita, in ogni sorte e nei sortini, aree suppletive che, per equilibrare le differenze, sono messe a disposizione dei soci più sfortunati, cui nell’estrazione sono toccate le sorti meno fruttuose.

Cerimonia e appuntamento col futuro

Antico rituale, l’estrazione delle sorti richiama alla sede della Partecipanza tutti i soci, soprattutto uomini, poche donne (da pochi anni ammesse negli organi di gestione amministrativa), qualche giovane e, occasionalmente, qualcuno che, avendo appena acquisito l’eredità, si districa con difficoltà nella confusione dell’affollata assemblea.

Arrivano anche tanti abitanti di Trino e dintorni e, dalle città in cui sono emigrati, lontani discendenti dei fondatori della Partecipanza. Alcuni soci sono accompagnati da figli e nipoti, cui affidano la fortuna del sorteggio: per i bambini un divertimento, attraverso il quale imparano come funziona il sistema di gestione del patrimonio che un giorno sarà affidato alla loro tutela, con l’opportunità di entrare nella sala della sede che è anche un piccolo museo di scienze naturali animato dalle figure degli animali che vivono nel bosco.

La riunione inizia con il discorso del Primo Conservatore, che illustra lo stato di salute del bosco e fa un bilancio delle attività associative.

Antico diritto a difesa del futuro

Nel 1991 il Bosco della Sorti della Partecipanza è stato istituito parco naturale e, con il riconoscimento di area protetta, la sua amministrazione è ricaduta nella disciplina che regola la gestione dei beni pubblici. Costi e spese sono molti: per il personale addetto alla cura del bosco e alla gestione della complessa contabilità e burocrazia; per la sede, una palazzina a Trino; per una struttura di accoglienza, la cascina Guglielmina ai margini del Bosco.

Per la Partecipanza i conti “tornano”: con i fondi assegnati e attraverso le proprie attività, la rivendita di legname ad aziende di trasformazione della filiera certificata FSC® (il marchio della gestione forestale responsabile) e la cura del verde cittadino al Comune di Trino, ha ricavato risorse per il proprio sostentamento, anche per l’acquisto di terreni confinanti con la proprietà, aree incolte da riportare a bosco.

Ora la Partecipanza è accusata di “indebito arricchimento”: “Siamo tutti chiamati a rispondere – ha spiegato ai soci riuniti l’11 novembre Bruno Ferrarrotti, presidente in carica dal 2005 – Nella pratica abbiamo fatto risparmiare agli enti pubblici ben 250 mila euro, ma dobbiamo dimostrarlo. Nostro malgrado dobbiamo agire e ci aspettano momenti difficili, ne usciremo a testa alta: nonostante non sia auspicabile tornare alla gestione del bosco come un “bene collettivo privato”, qualora fosse l’unica soluzione rinunceremo alla compartecipazione di Stato e Regione, e alla sussidiarietà. Una prospettiva che, comunque, per noi comporterebbe il ritorno al vecchio sistema, quello in cui abbiamo sempre operato”.

Storia e realtà local-global

L’area del bosco è situata nel comune di Trino, paese in provincia di Vercelli noto per due recenti disastrose alluvioni e per la famigerata centrale elettro-nucleare Enrico Fermi.

Municipio che oggi conta 7500 abitanti, sorto intorno alla mansio Rigomasus citata nell’Itinerarium Burdigalense (o Hierosolymitanus), una stazione di posta sul tratto dell’antica strada romana che collegava la Gallia con Roma, Trino era compresa nella marca del Monferrato, il marchesato fondato tra il 958 e il 961 da Aleramo, capostipite di una stirpe di origine franca estintasi nel 1533.

Alleati di imperi e grandi regni del Medioevo e del Rinascimento, cui erano legati da strette parentele, i marchesi del Monferrato ebbero ruolo protagonista in tutti gli eventi cruciali dell’epoca, in particolare le crociate in Terrasanta, nelle cui trame ingarbugliate si inserisce l’arrivo da La Ferté di Chalon-sur-Saône dei cistercensi, a cui nel 1123 Ranieri I donò vasti terreni a Lucedio in antichità un bosco sacro, Lucus Dei – e nei suoi dintorni (tra cui la tenuta di Leri, nell’Ottocento ereditata da Camillo Benso di Cavour).

Qui i frati avviarono pioneristiche opere di disboscamento e bonifica e i marchesi, per stabilire una propria dimora accanto alla loro abbazia (complesso di notevole interesse architettonico), vollero edificare un castello a Trino.

La costruzione del maniero iniziò nel 1152, con massiccio impiego della manovalanza locale che, in cambio del lavoro, ottenne da Guglielmo V il Vecchio i diritti di possedimento su una parte dell’antica selva.

Garantito così l’approvvigionamento di legna e cacciagione, consapevoli che dalla salvaguardia del bosco dipendeva il futuro delle generazioni a venire, i titolari del suo possesso si sono dati regole di gestione in vigore dal 1275.

Un sistema ora considerato il migliore per il futuro, il modello socio-eco-sostenibile, che oggi al Bosco delle Sorti della Partecipanza sopravvive anche grazie alla certificazione FSC®: ”Operare nell’ottica dei suoi requisiti per noi è stato molto utile – sottolinea Bruno Ferrarrotti – Ci ha fatto crescere molto e dato importanti benefici a miglioramento delle tecniche per la salvaguardia del patrimonio forestale e dei metodi di gestione”.

“FSC Italia riconosce con favore e ammirazione l’impegno dei membri della Partecipanza, che mantengono una gestione attiva del Bosco garantendo il rispetto di tutti i requisiti previsti dalla certificazione”, conferma Diego Florian, segretario generale di FSC Italia, che inoltre specifica: “Con i suoi oltre 800 anni di esistenza, il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino è il più “antico” proprietario forestale a livello mondiale e, al momento, l’unico certificato FSC® in Piemonte e uno dei primi a offrire legna da ardere certificata FSC® di origine italiana, sempre più richiesta dai consumatori più attenti alle proprie scelte”.

Scelte che rafforzano e rinnovano il vigore di questo preziosissimo patrimonio ambientale che, come le radici dei suoi alberi nella terra, è indissolubilmente legato alla propria storia, nel corso dei secoli scritta in testi di diritto e sentenze giuridiche, inoltre in ricerche raccolte da molti studiosi locali e di recente poeticamente narrata in due libri, L’anno della quota novanta e Atman, il respiro del bosco pubblicati da Edizioni Empirìa, il cui autore è Franco Ferrarrotti, studioso di fama internazionale e padre della sociologia italiana, nato in un paese vicino al Bosco e socio della Partecipanza.

Bosco delle Sorti della Partecipanza

via Vercelli 3, Trino VC

tel. 0161 828642 – [email protected]

FSC Italia

www.fsc-italia.it

sede c/o Dip. TeSAF – Università di Padova

AGRIPOLIS – viale dell’Università 16, Legnaro (PD)

MaddalenaBrunasti@ecoturismonline.it'

Author: Maddalena Brunasti

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