Whalewatching – Liguria

Nel Santuario Pelagos, a caccia di delfini e balene

santuario pelagos

Navigare in mare aperto, con gli occhi verso l’orizzonte, scrutando tra le onde in cerca di un segnale, una macchia più scura, una nuvoletta bianca.

Ed eccolo, uno sbuffo tra le onde, un salto, una coda che compare all’improvviso. È il segnale, il momento tanto atteso dopo ore di paziente ricerca. L’incontro con alcuni degli animali fantastici che popolano i sette mari, i mammiferi marini, i cetacei. Obbiettivi e videocamere si preparano a scattare, mentre il capitano valuta se e come avvicinarsi, rallentando i motori e impostando una rotta parallela al branco.

La moderna “caccia” alle balene ha inizio. Il whalewatching, l’osservazione dei giganti del mare, dei tursiopi e dei capodogli nel loro ambiente naturale.

Pensando ai delfini mentre nuotano sotto la chiglia di una imbarcazione o le grandi balene che galleggiano placidamente in superficie, è facile immaginare luoghi lontani, come i Caraibi o i fiordi norvegesi dei freddi mari del nord. Un errore piuttosto comune anche se, da alcuni anni, sempre più persone scoprono l’esistenza di un triangolo magico, tra le coste italiane e francesi, che per varietà di specie marine non ha nulla da invidiare alle più famose località del globo, dove il whalewatching, è il fiore all’occhiello del turismo.

Quest’area marina dai confini immaginari prende il nome di Santuario dei Cetacei Marini Pelagos. Le correnti che risalgono dal mar Tirreno, le temperature miti, i venti e i grandi canyon sottomarini sono la linfa vitale che regala ai mammiferi marini un habitat perfetto per nutrirsi e vivere, il mar Ligure.

Tra delfini e balene

Dal 1999 Italia, Francia e Principato di Monaco hanno siglato un accordo che ha portato alla creazione del Santuario Pelagos. Un triangolo di mare che racchiude tutta la Liguria, da Monaco alla Toscana, fino alla punta settentrionale della Sardegna.

Ogni giorno, dalle imbarcazioni che navigano in queste acque, è possibile avvistare enormi branchi di Stenelle, in alcuni casi composti da più di 60 esemplari, mentre saltano sulle onde, o le grandi code nere dei capodogli o ancora i lunghi dorsi grigi, di splendide balenottere. Tutte specie tutelate e protette da una convenzione internazionale.

Non si deve esser provetti marinai, né tanto meno possedere un natante, per fare whalewatching e osservare da vicino questi bellissimi animali. Da più di otto dei principali porti della Liguria è possibile imbarcasi sui battelli che, dai primi di aprile fino a fine estate, effettuano uscite giornaliere a ponente e a levante di Genova per andare a “caccia” accompagnati, oltre che dall’equipaggio, anche da un biologo esperto, figura tra il narratore e il cicerone durante queste gite in mare.

Storia, tesori nascosti, equilibri di un ecosistema potente e fragile allo stesso tempo, l’ambiente marino, sono gli argomenti maggiormente toccati prima, naturalmente, del momento magico, l’approccio con quelle fantastiche creature marine che, spesso, crediamo così lontane dalle nostre coste.

Se invece si ha la fortuna di possedere una barca o essere ospiti di amici, sono fondamentali alcune semplici regole per non disturbare delfini e balene e non incorrere in sanzioni. Tutti infatti possono dedicarsi al whalewatching e, con qualche accortezza e un po’ di pazienza, potrebbero esser gli stessi delfini a decidere di avvicinarsi alla barca, fare surf lungo la scia e osservare, con i loro occhi neri e a cuore, le persone, mentre vengono fotografati.

whalewatching

Quello che viene chiamato in gergo marinaresco “codice di condotta” anche nel santuario Pelagos richiede e consiglia in caso di avvistamento dei cetacei, di ridurre la velocità, disporsi in una rotta parallela rispetto all’animale o al branco, non tagliare mai loro la strada, mantenere una certa distanza e non interagire per più di 15 minuti, soprattutto non avvicinarsi assolutamente in presenza di piccoli e non cercare di dar loro cibo o di nuotarvi assieme. Sono pur sempre animali allo stato brado non abituati ad aver contatti diretti con gli esseri umani.

In particolare ogni specie ha le sue caratteristiche. Sono piccoli delfini grigi con lunghe strisce sui fianchi? Ecco le Stenelle. Strano a dirsi ma è consigliabile in questo caso una virata di allontanamento rispetto alla loro rotta, se gli animali avranno voglia di “giocare” regaleranno splendidi salti e giravolte sulle onde create dalla manovra.

I delfini ricordano Flipper e sono più scuri? Sono i Tursiopi che prediligono seguire l’imbarcazione ponendosi sotto la prua o ai lati della stessa. Se la navigazione è a vela, facendo silenzio i potranno anche sentire mentre comunicano, fischi brevi e lunghi a dei clic ritmati.

Diversa la situazione per globicefali, zifio e capodogli, solitamente sono infatti più lenti se non addirittura semi-immobili, devono riprendere fiato tra un immersione e l’altra.

Le balenottere invece possono esser sia in stato di riposo, procedendo quindi lentamente o in viaggio, nella loro migrazione annuale attraverso il Mediterraneo. Se invece è un enorme siluro si è davanti a Moby Dick in persona, è un capodoglio. La sua particolarità è che si immerge in verticale. La foto migliore è perciò quella finale, una coda perfettamente fuori dall’acqua che saluta prima di scomparire.

In ogni caso, che sia un delfino, una manta o un pesce luna, osservare il loro comportamento e adeguarsi ad esso è la soluzione migliore per interagire piacevolmente. Infine è importante ricordare che l’approccio può provocare notevole stress agli animali, se alcuni delfini iniziano a sbattere la coda sull’acqua, o appare chiaro che balenottere e capodogli abbiano modificato la loro rotta rispetto a quella dell’imbarcazione, è bene lasciar perdere e accontentarsi del breve, ma sempre intenso, incontro.

Per prenotare un escursione nel santuario Pelagos:

Ponente: whalewatchliguria.it/turismo

Levante: whalewatchgenova.it

Durata delle uscite: dalle 5 alle 7 ore.

Qui sotto un breve video su balenottere e capodigli del Santuario Pelagos

AriannaCodato@ecoturismonline.it'

Author: Arianna Codato

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