Benvenuti nella Valle del Sinni-Basilicata

Diga da record e storie da non raccontare

Foto di Victor Liotine

valle del sinni

I lucani saranno pure un popolo docile ed ospitale, ma nel loro DNA il senso di difesa della propria terra li ha trasformati negli autoctoni più difficili da sottomettere della storia recente.

Ciò non è bastato, però, nella splendida Valle del Sinni, famosa per il peperone di Senise IGP, ad ostacolare la realizzazione della diga Monte Cotugno (la più grande d’Europa tra quelle in terra battuta). L’entrata in funzione nel 1983 ha cambiato la vita di gran parte della gente del posto. In essa convogliano le acque del torrente Sarmento e del fiume Agri, soddisfa il bisogno irriguo del metapontino e di gran parte della Puglia, è spesso teatro di gare nazionali di canottaggio ed è circondata da campi coltivati ad oliveti ed alberi di mandorlo.

valle del sinni

Senise

Il paese più vicino è Senise, con i suoi 7mila abitanti che spesso si ritrovano dinanzi al convento (ora sede del Municipio) ed alla Chiesa di San Francesco. Questi luoghi di notevole ricchezza artistica, spiccano rispetto alla semplicità dell’edilizia del centro storico del paese, sviluppatosi ai piedi di un castello medievale, lungo le pendici del colle, e costituito da vicoli e caseggiati anch’essi medievali (un labirinto per i forestieri).

Degni di nota i portali dei palazzi nobiliari: Palazzo Donnaperna, Palazzo Sole, Palazzo Marcone e Palazzo Barletta. L’esterno della chiesa, in pietra locale a vista, è caratterizzato da un portale ad ogiva gotico che contrasta, per la sua essenziale austerità, con gli stucchi interni del XVII secolo e con il soffitto ligneo cassetto nato. Custodisce affreschi di età medievale, lapidi funerarie, un polittico del pittore Simone da Firenze nel presbiterio (XIV secolo) ed un coro ligneo intagliato con motivi decorativi.

A Senise, affacciata sulla diga e sull’intera vallata, sorge la Tenuta Fortunato: 80 ettari di pascolo, vigna ed orto. Fattoria didattica riconosciuta dalla Regione Basilicata, offre ai propri ospiti la possibilità di partecipare ad interessanti laboratori sull’allevamento del maiale, delle pecore e dei cavalli, sull’orto e sull’uva, e di visitare la Casa Contadina, dov’è stato ricreato l’ambiente domestico rurale di un tempo.

Antonio e sua moglie Eleonora vi faranno assaggiare i peperoni cruschi cioè fritti (e potrete acquistarne di loro stessa produzione, insieme ad altre bontà come salse, miele, olio, pasta, prodotti sott’olio) nella bella veranda vetrata con vista panoramica. Potrete, inoltre, gustare le tapparedde (come le orecchiette pugliesi, ma stirate con dita invece che con il coltello) con sugo di pomodorini freschi o con funghi cardoncelli, i formaggi immersi nella sanza o nel mosto, la salsiccia a punta di coltello ed il vino rosso della casa. A colazione, invece, torte home made, uova alla coque freschissime e marmellata ai frutti della tenuta.

sinni, peperoni

Colobraro

A 17 km da Senise sorge “chille paìse” come diconoo i lucani, pur di non nominarne il nome.

Colobraro (diciamo noi impavidi) deve la sua pessima nomea ad un aneddoto precedente alla seconda guerra mondiale. L’allora podestà (il sindaco di oggi), avvocato di grande cultura e persona molto nota, alla fine di una sua affermazione avrebbe detto: “Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario”. A quanto pare il lampadario sarebbe caduto davvero.

A questo si aggiunge che visse a Colobraro nel secolo scorso la famosa maga “Cattre”, al secolo Maddalena la Rocca, alla quale ricorrevano da tutta la Basilicata per eliminare il malocchio. Il famoso antropologo Ernesto De Martino visitò il paese nel 1952 e nel 1954, la incontrò e riferì di essere stato protagonista di episodi sfortunati e misteriosi insieme al suo gruppo di ricerca.

Al giorno d’oggi Colobraro è un paesino di 1.320 abitanti, con un centro storico spesso avvolto dalla nebbia, fatto di ripide salite e passaggi angusti, dove inerpicarsi tra gli sguardi ed i saluti della gente, scarsamente abituata all’intrusione di forestieri ma pur sempre cordiale, ed il silenzio inquietante delle case degli emigranti, che si ripopolano quasi esclusivamente d’estate. La passeggiata intorno alle rovine del castello, tra muschi e vegetazione incolta, offre una vista di insieme interessante.

MaristellaMantuano@ecoturismonline.it'

Author: Maristella Mantuano

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