Villaggio Crespi d’Adda – Lombardia

Cultura illuminata del lavoro

ok villaggio crespi d'adda

Fotografie di Fabio Cuttica

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda si trova in provincia di Bergamo. È stato fondato nel 1878: all’interno case per otto famiglie, il castello, ovvero la residenza estiva della famiglia Crespi, la fabbrica e il cimitero.

In quel periodo molti contadini vennero in città per fare gli operai. Era un lavoro più sicuro, visto che le coltivazioni dipendevano dalle condizioni climatiche e invece nelle fabbriche il salario era sicuro, anche se agli inizi era molto basso.

Gli operai venivano fatti vivere in capannoni non igienici, dove si ammalavano spesso, non si nutrivano in modo sufficiente e alcuni perivano anche per il freddo.

Inoltre le abitazioni distavano molto dalla fabbrica, dove i lavoratori non trovavano alcuna tutela.

Così, imprenditori rivoluzionari come Crespi, cominciarono a domandarsi se gli operai potessero cominciare a lavorare meglio in condizioni più favorevoli.

Impresa rivoluzionaria

Benigno Crespi fece allora costruire in una conca il villaggio operaio con un solo accesso, la via del Progresso, circondato a ovest dall’Adda e a est dal Brembo, fiumi che si incontrano a sud. L’abitato finisce col cimitero.

Crespi d’Adda è stata creata su modello romano con il cardo, il decumano e tutte le vie parallele a essi.

Dopo tre anni dalla costruzione sorse la scuola, obbligatoria dai sei ai 12 anni e completamente gratuita, dato che erano le donne della famiglia Crespi a rifornire il materiale scolastico necessario.

I bambini più meritevoli, però, al posto di cominciare a lavorare a 13 anni venivano mandati a Bergamo, dove proseguivano per tre anni gli studi e poi avrebbero avuto un ruolo più importante all’interno della fabbrica.

Contemporaneamente alla fondazione della scuola, il figlio di Benigno Crespi tornava dal suo viaggio studio in Inghilterra con progetti di nuovi macchinari e un modello di casa igienico – salutare per una/due famiglie su due piani, dotata di orti e giardini per passare il tempo libero: gli operai lavoravano allora “solo” 10 ore al giorno.

Oltre a queste, furono costruite ville in stile eclettico per direttori, capireparto e impiegati.

La chiesa (1892) è una replica di quella di Busto Arsizio, con in più una scalinata e il rialzo aggiuntivo in ceppo d’Adda, la pietra del luogo. È dedicata a San Giuseppe, protettore dei lavoratori.

Produzione di viveri

La residenza estiva, su modello di un castello, era stata costruita in stile neogotico lombardo e neomedievale nel 1894. Questa e la casa Crespi a Milano erano collegate telefonicamente per via privata con il prefisso 02 che, quando il villaggio fu venduto negli anni ’30 per la crisi, fu reso pubblico e tuttora è in uso.

All’interno del villaggio servivano però contadini che producessero viveri per i 300 abitanti. Furono quindi fondate tre cascine, la bassa, la media e l’alta, secondo della loro posizione geografica, dove vivevano i lavoratori e si trovavano gli attrezzi per lavorare la terra e i prodotti che poi venivano venduti allo spaccio e agli operai.

Il cimitero è aperto a tutti e ancora in uso per i discendenti degli operai. Sorge in fondo la cappella cimiteriale dei Crespi in cui Gaetano Moretti ha unito più elementi in perfetta armonia tra loro e davanti a essa due prati, separati da una via, ricoperti di cippi che si guardano che, per diritto, venivano garantiti a tutti i lavoratori. Le prime tre file sono solamente di bambini, anche i non battezzati che in tutti gli altri cimiteri erano ammucchiati in un angolo detto limbo.

Centrale idroelettrica per il cotone

L’industria era un cotonificio al quale arrivava la materia prima (colli di cotone) pressati in contenitori chiusi con lacci di ferro, usati in seguito da Crespi per recintare le case.

Il cotone veniva pulito e reso un filo resistente che, dopo essere stato tinto, veniva intrecciato con altri in modo che il colore fosse più duraturo, così diventata prodotto finito che veniva esportato nel 50% dei casi oppure venduto in Italia.

La fabbrica è grande 9000 mq e riusciva ad accogliere 3000 operai, di cui molti esterni. Davanti a essa si trovano due palazzine con gli uffici per i direttori, un po’ più recenti, decorate in stile eclettico.

Di fronte si trovava l’ospedale con una piccola sala operatoria e con un collegamento diretto, grazie ai Navigli, con l’ospedale Maggiore di Milano in cui erano sempre prenotate due stanze per i casi più gravi e urgenti.

Era grazie all’Adda che l’energia veniva prodotta: infatti vicino al villaggio sorgeva una centrale idroelettrica.

L’acqua del fiume, il cui livello era stato innalzato grazie alla costruzione di una diga, veniva incanalata in 10 bocche e ripulita da tronchi e animali per poi creare un cascata di 8 metri che metteva in moto le turbine producenti energia direttamente collegata alle macchine della fabbrica.

Questa centrale è stata costruita dall’architetto Moretti sulla Rocca di Teodolinda con il Cippo d’Adda, lo stesso materiale della rocca ad armonizzare l’insieme.

Recupero per l’Expo 2015

È ancora oggi in funzione, di proprietà dell’Enel con il nome Taccani; la fabbrica, in disuso, e il castello sono di proprietà privata, l’imprenditore Antonio Percassi ha acquistato nei mesi scorsi l’ex cotonificio, avviando la sua rinascita, mentre alcune case sono ancora abitate e ancora oggi si contano circa 400 abitanti.

Entro l’Expo 2015 saranno recuperati 30 dei 90 mila metri quadri (sotterranei compresi) dell’ex fabbrica. Ospiteranno la sede del gruppo Percassi e, oltre il nuovo quartier generale (con uffici e centri di ricerca), Crespi D’Adda sarà trasformato anche in un polo culturale, con eventuale attività di ristorazione, organizzazione di eventi oppure altre attività rivolte al pubblico.

Nel 1955 L’Unesco ha deciso che Crespi d’Adda è il più completo e perfetto villaggio operaio: di fatto, non è cambiato assolutamente nulla dal tempo dei Crespi ed è stato quindi nominato “bene storico appartenente all’umanità intera”, e ogni anno il villaggio ha 30 mila visitatori, molte sono le scuole, tantissimi sono gli stranieri.

http://www.villaggiocrespi.it

http://www.sitiunesco.it/il-villaggio-operaio-di-crespi-dadda.html

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FrancescaMalfiore@ecoturismonline.it'

Author: Francesca Malfiore

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