Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec

toulouse lautrec

4×5 original

Il mondo fuggevole (“fluttuante” proprio come l’Ukiyo-e insegna), è il titolo della mostra su Toulouse Lautrec presentata a Palazzo Reale a Milano fino al 18 febbraio 2018.

Sono esposte fotografie, dipinti e stampe che raccontano la storia di un grande artista che ha saputo usufruire della saggezza dell’arte giapponese, soprattutto di quei maestri che scelsero soggetti tratti dalla realtà come le scene popolari di cortigiane o la vita dei quartieri dei divertimenti, e della fotografia, utilizzandola per raffigurare su tela quell’istante ripreso con la macchina fotografica.

Non solo ne fece un utilizzo per la sua arte, Toulouse Lautrec amava farsi fotografare in atteggiamenti decisamente provocatori, sfidando le ipocrisie del falso perbenismo che caratterizzava un’epoca alla quale si sentiva non appartenere. Davanti all’immagine sgraziata di questo storpio che se ne sta in piedi nudo con le mani alzate su una barca a remi chiamando a sé l’attenzione, non si può che rimanere catturati da tanta spregiudicatezza. Si resta lì, inchiodati a guardare un “brutto anatroccolo” e non ci si capacita del perché ne siamo così tanto affascinati.

Toulouse Lautrec era veramente penalizzato da un fisico malato e storpio, eppure è riuscito superbamente a trovare il modo per farsi ammirare nel tempo, con quelle fotografie che rimarranno testimonianza di un genio ribelle. Forse precursore di Facebook, oggi avrebbe milioni di like per le pose audaci. Una serie di immagini erotiche, abilmente studiate dai curatori della mostra in modo che vengano viste dal solo pubblico adulto (una fessura posta, infatti, fuori dalla portata dei bambini consente di guardarle), sono testimonianze dei modelli che utilizzò per i suoi soggetti.

Piccolo e sgraziato eppure con una tale vitalità e voglia di vivere che deborda da suoi dipinti, in particolare mi riferisco a quelli della vita notturna dei locali parigini che frequentava a Montmartre: Moulin de la Galette, Moulin Rouge, Café du Rat-Mort e il Divan Japonais. Le case chiuse, i locali aperti fino alle prime ore del mattino dove si ballava e si beveva senza limiti, i retrobottega dei teatri, le prostitute e le ballerine di Can-can, la gente di strada sono i soggetti preferiti di questo pittore aristocratico che abbandonò le sue origini alto locate e visse ai margini della società.

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Toulouse Lautrec non disdegnò la compagnia di intellettuali ed artisti, tuttavia preferì porsi dalla parte dei diseredati. Il mondo della notte e i suoi protagonisti furono la sua fonte di ispirazione. L’artista cercò di dipingere “l’anima” dei suoi personaggi, si staccò dalla pittura en plein air degli impressionisti e focalizzò la sua attenzione sui tratti fisiognomici dei soggetti che ritraeva esplorandone le peculiarità psicologiche. Si può dire che partendo da un volto riusciva a penetrarlo e a carpirne l’intima essenza. Ritraeva i suoi personaggi in atteggiamenti e pose naturali cercando di dipingere la realtà nuda e cruda. Le prostitute immortalate nei sui quadri non si nascondono agli sguardi, sono colte nei loro momenti più intimi e quotidiani, mentre si pettinano, mentre aspettano il cliente, mentre si infilano le calze o mentre si tolgono la camicia. Ritraendole in atteggiamenti naturali, ne esalta la sensualità senza mai sconfinare nel pornografico.

Toulouse Lautrec è stato un instancabile sperimentatore di soluzioni formali e la sua versatile curiosità lo portò a tentare diverse possibilità nel campo delle tecniche artistiche utilizzate. Presenti alla mostra milanese le affiches pubblicitarie che realizzò serialmente per pubblicizzare i locali notturni di Montmartre.

Sensibile all’influsso delle stampe giapponesi, utilizzò il medesimo stile per i manifesti pubblicitari: linee impetuose, tagli compositivi audaci, colori intensi e piatti che rendevano il manifesto visibile anche da lontano, facilmente riconoscibile al primo sguardo e, soprattutto, attraente per il potenziale spettatore. La sezione dedicata al Giappone vede esposte diverse opere di maestri giapponesi, tra cui la serie completa della Maison verte di Utamaro che raffigura l’ambiente dei postriboli, con tutto l’universo di uomini e di donne che li frequentavano.

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Non mancano le muse ispiratrici, Jane Avril e Yvette Guilbert, alle quali è riservata un’ampia sezione. Grazie alla fluidità della pittura a olio diluita con l’essenza di trementina, il pittore è riuscito a cogliere l’eleganza della figura di Jane Avrile, ballerina francese. Amica dell’artista fino alla sua morte, Jane è la protagonista di molte altre opere di Toulouse-Lautrec, di locandine per il Divan Japonais o per il Jardin de Paris. A lei dedica il penultimo manifesto del suo corpus, nel 1899, coniando per Jane Avril un’icona prettamente art nouveau: una macchia flessuosa in campo bianco che si attorce verso sinistra quasi guidata dal serpente che la avvolge con le sue spire. Jane Avril ebbe una relazione con Toulouse Lautrec. L’artista le donò molti suoi quadri che comprendevano anche alcuni ritratti della donna, che la ballerina anziché conservare donò ad alcuni dei suoi amanti.

Al contrario le litografie e delle tele che ritraggono Jane Avril, che ne tramandano una immagine sempre elegante e più armoniosa, i dipinti in cui è raffigurata Yvette Guilbert, l’altra donna che Toulouse Lautrec ha reso immortale, il cui vero nome era Emma Laure Esther Guilbert, la mostrano sempre in atteggiamenti un po’ sgraziati o leziosi. I lineamenti del viso induriti, deformi e quasi da vecchia. Anche i guanti neri, suo emblema di fascino, hanno qualcosa di sgradevole e funesto. La cantante non era una bellezza e nei suoi disegni Lautrec accentuava le sue caratteristiche fisionomiche (il naso lungo e sottile, il mento a punta, la linea in giù delle sopracciglia), cogliendone i tratti di personalità. In modo però spesso caricaturale, tanto che lei gli chiese di non disegnarla così brutta; ma d’altra parte la sua fama era accresciuta dai manifesti dell’artista e non poteva rinunciarci.

Nel 1893 Lautrec ha realizzato un manifesto per l’apertura del cabaret Divan Japonais e vi ha ritratto entrambe le sue due artiste preferite: sul palco Yvette Gilbert, riconoscibile per i suoi guanti neri, e in primo piano Jane Avril, rappresentata come una raffinata spettatrice. L’uomo biondo al suo fianco, affascinato da Jane, è il critico d’arte Édouard Dujardin, autore di scritti sull’arte giapponese. E lo stile stesso del manifesto è ispirato all’arte orientale. Il manifesto esposto in questa mostra è rimasto sconosciuto per 105 anni, e scoperto nel 2007.

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Le musiche del Can-can, con un  filmato originale dell’epoca, accompagnano l’ampia mostra che esposte oltre 200 opere di Toulouse Lautrec, con ben 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e affiches provenienti dal Musée Toulouse Lautrec di Albi e da importanti musei e collezioni internazionali come la Tate Modern di Londra, la National Gallery of Art di Washington, il Museum of Fine Arts di Houston, il MASP (Museu de Arte di San Paolo), la BNF di Parigi e da diverse storiche collezioni private.

Curatrici della mostra sono Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse Lautrec di Albi) e Claudia Beltramo Ceppi Zevi. Prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, in collaborazione con il Musée Toulouse Lautrec di Albi, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia. Accompagna la mostra un catalogo GAmm Giunti|Electa.

Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec

Palazzo Reale, Milano (Piazza Duomo 12)

Informazioni e prenotazioni: tel.+39 02 54915

palazzorealemilano.it

toulouselautrecmilano.it

Author: Laura Barbara Esani

Laura Barbara Esani laureata in Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Giornalista pubblicista ho lavorato per diverse case editrici tra cui Giorgio Mondadori, Rizzoli e Hachette Rusconi. Ho frequentato il corso di scrittura creativa tenuto da Giuseppe Pontiggia. Redattrice e scrittrice, nasco a Milano nel 1966 dove vivo. Scrivere è la mia grande passione, leggere è ciò che riempie la mia anima e raccontare è il mio modo per descrivere il mondo attraverso le mie storie. Sono uno spirito libero come Matisse, il mio adorato husky che mi accompagna nei viaggi alla scoperta di città, paesi, montagne e mari.

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