Il narratore dei Cammini

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Lago di Aral © Fabrizio Ardito

Capire un luogo e poi raccontarlo al meglio. Questo è il mestiere che si è scelto Fabrizio Ardito, fotografo e giornalista: studiare, approfondire, viaggiare senza pregiudizi. Appassionato speleologo, innamorato della montagna e dei Cammini, specie di quelli lunghi e storici, è l’autore di reportage, speciali tv e libri dedicati all’escursionismo, alla speleologia e ai monumenti sotterranei delle città d’Italia. E di un pratico manuale, un bignami anche ironico per il pellegrino di oggi. A lui chiedo:

Fabrizio, che cosa s’impara durante i Cammini?

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Via di Francesco – Eremo di Montecasale © Fabrizio Ardito

Il camminare è un “mezzo di trasporto” che ho scoperto essermi molto congeniale. Non c’è fretta, le preoccupazioni sono pochissime (mangiare, pioggia, vesciche e poco altro) e soprattutto il ritmo del camminare mi lascia molto spazio per pensare, mettere in ordine le idee, incontrare altri miei simili. Penso che quella dei cammini, intesi come grandi itinerari storici, sia stata una vera e propria rivoluzione nel mondo del viaggio e del turismo. Come confermato dai numeri impressionanti dei suoi appassionati. C’è una differenza tra il camminare nella natura e il percorrere lunghi itinerari storici: in questo secondo caso, quello che s’incontra è uno splendido insieme fatto di natura, storia e tradizioni. In Italia, amo molto la Via di Francesco – che dal santuario della Verna traversa l’Umbria per giungere infine a Roma – e la trovo un mix perfetto di tutti gli elementi che fanno di una camminata un vero viaggio dello spirito. Tutte le sensazioni raccolte in diverse epoche su questo tracciato hanno portato al mio ultimo libro Le Vie di Francesco, edito da Ediciclo, che mi sembra renda giustizia a questo splendido percorso sulle tracce del santo più amato del mondo.

Che genere di persone cammina?

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Monte Athos © Fabrizio Ardito

Di tutto: giovani e anziani, scapoli e ammogliati, sportivi e sedentari. Il bello del mondo dei nuovi cammini sta proprio nel fatto che sono divenuti un punto d’incontro per persone molto diverse. Ognuna con le sue manie e simpatie, idiosincrasie e pregi. In fondo, un cammino è solo un’infrastruttura dalla grande suggestione: ognuno ci può camminare seguendo le sue inclinazioni, i suoi tempi e i suoi modi. Non esiste un modo “giusto” per percorrere le Vie di Santiago o la Via di Francesco.

Quando e perché hai cominciato a viaggiare, fotografare e a scrivere?

Sono parte di una generazione che ha sempre avuto la fotografia nel cuore. Mi ricordo ancora la mia prima “vera” macchina fotografica che, come si usava all’epoca, era una spigolosa Zenit russa. Comperata al mercato di Porta Portese dopo lunghe trattative. La fotografia è sempre stata una parte della mia vita, ma a scrivere ho iniziato più tardi, con una grande ansia di non riuscire a rendere nelle parole tutte le cose che mi passavano per la testa. Poi, poco alla volta, ho capito che scrivere è un insieme di studio, pratica, tecnica e concentrazione. Insomma: un lavoro.

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Fabrizio Ardito

Come si viaggia in modo ecosostenibile?

Non è facile, anche se tutti ne parlano. Cosa c’è di ecosostenibile in un volo di 5 ore che ti porta a vedere un parco nazionale in Oman? Detto questo, si può cercare di essere meno “consumisti” possibile una volta a terra, non lasciando rifiuti e batterie, privilegiando i mezzi locali ai bus con aria condizionata, utilizzando fornitori, guide e ospitalità locale. L’ecosostenibilità del viaggiare sarà una delle grandi sfide del nostro futuro, soprattutto ora che la pandemia di Covid-19 sembra aver cambiato le carte in tavola soprattutto nel mondo delle linee aeree.

Nella guida 111 luoghi dell’Umbria che devi proprio scoprire parli di posti insoliti. Credi che il turismo ecosostenibile debba passare anche da lì, su strade fuori rotta e meno battute?

Sono convinto che l’evoluzione del viaggiare sia proprio questa: passare dal generale al particolare. Se anni fa si cercava di vedere più luoghi possibili in un unico itinerario, oggi mi sembra molto sensato cercare di cogliere tutti i dettagli, le storie e le bellezze di zone più piccole, che a ben vedere sono ricchissime di spunti, curiosità, storia e bellezza. Oltretutto le vie meno battute offrono spesso l’affascinante premio di sfuggire alla folla, alle code e alla confusione. Dopo i due volumi simili dedicati ai 111 luoghi dell’Umbria e di Malta, da qualche mese sto lavorando a un titolo più ambizioso e complicato, che sarà dedicato a 111 chiese e luoghi di culto di Roma. Cercando di raccontarne la meraviglia, la curiosità, i dettagli più strani e affascinanti.

Quali paesi hai visitato? E quale tra questi ti ha colpito di più e perché?

Giordania Amman Teatro © Fabrizio Ardito

In tanti anni, ho viaggiato in un bel numero di paesi, soprattutto per lavoro. A volte con un obiettivo “enciclopedico” (nel caso di incarichi per la redazione di guide), a volte invece con un obiettivo specifico e particolare. Difficile dire cosa o chi mi abbia colpito di più, anche perché le emozioni possono essere molte e diverse. Un ricordo molto forte è quello del mio reportage sul Lago di Aral e la sua desertificazione: era il 1990, l’URSS era ancora un luogo quasi sconosciuto, e sono stato uno dei primi giornalisti occidentali a raggiungere il deserto dove, nel vento e nel gelo, arrugginivano le navi della flotta peschereccia dell’Aral, rimaste spiaggiate come enormi scheletri a causa della scomparsa dello specchio d’acqua. Uno dei luoghi che ho amato di più è la Giordania, sia per la bellezza dei luoghi, dei monumenti e della natura, che per la gentilezza, allegria e cortesia dei suoi abitanti.

Il tuo Come sopravvivere al Cammino di Santiago è un insieme di consigli pratici per chi affronta il Cammino per la prima volta. Che cosa ti ha spinto a scriverlo?

Dopo aver scritto molto sul Cammino di Santiago (in questi giorni sta uscendo per Touring Editore una nuova edizione del mio libro Peregrinos, pubblicato per la prima volta nel lontano 2005), ho pensato a lungo che, su questo tema, moltissimi scrivono ma pochi avevano fatto lo sforzo di tirare fuori anche gli aspetti divertenti, buffi, curiosi che fanno di un cammino un viaggio unico. Così, sotto forma di consigli utili per chi si vuole mettere in viaggio, ho cercato di raccontare com’è, nella sua quotidianità piena di acciacchi, problemi, scocciature e meraviglie, la vita di un pellegrino del terzo millennio.

Cosa porti a casa dai tuoi viaggi?

Fotografie (ovviamente), poco altro. Quand’ero più giovane avevo la tendenza a portare a casa oggetti e ricordi, statue e profumi (senza esagerare). Poi mi sono reso conto che, più dei gadget, quello che conta è ciò che si porta a casa nella mente e nel cuore.

Quale viaggio ti porti nel cuore?

Monte Athos, vicino e lontanissimo. Sono andato sulla penisola dei monaci in varie occasioni, con compagni d’eccezione (mio figlio, Natalino Russo e altri degni amici e viaggiatori) e mi è sempre sembrato un luogo veramente “a parte”. Diverso e lontano, antico e moderno, quasi irraggiungibile, anche psicologicamente, anche se a una sola ora di volo da Roma.

Il tuo prossimo progetto?

In questo strano e inquietante 2020 avevo pensato di camminare di nuovo in Spagna, lungo il Camino Primitivo che collega Oviedo con Santiago de Compostela, seguendo le tracce di uno dei primi pellegrini celebri della storia: il re Alfonso il Casto. Ovviamente il progetto è stato cancellato ma conto di tenerlo in cima alla lista delle priorità per un futuro, speriamo, più roseo e rassicurante.

fabrizioardito.it

 

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente Vicepresidente della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

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