In Val Trompia per una vacanza slow

val trompia

Cavalli al pascolo tra gli alberi. La presenza di ampi spazi di prato favorisce l’allevamento e il benessere degli animali.

Legata in maniera indissolubile alla trasformazione del minerale di ferro, la Val Trompia, nel bresciano, pur non rinnegando la sua gloriosa storia industriale, si sta orientando anche al turismo eco-sostenibile.

La Valle fa parte di quel 60% del territorio italiano rappresentato da centri minori, lontani dalle aree urbane, incastonati tra i rilievi montani o al largo delle pianure. In queste zone, da qualche tempo è in atto un progressivo spopolamento e gli abitanti hanno migrato verso le città, ricercando opportunità di lavoro e di vita più praticabili e comode.

Val Trompia

Il panorama che si gode dalle alture è spesso di una rara bellezza. Ci sono tanti punti di osservazione dove si può spaziare con la vista a kilometri di distanza.

Ma per non perdere questo patrimonio naturale, sociale e culturale che rischia di scomparire, Fondazione Cariplo ha ideato il programma AttivAree, che vuole rendere le valli interne più attrattive, attraverso la valorizzazione e la “messa a sistema” delle risorse ambientali, culturali, economiche e sociali dei territori.

Il programma agisce sull’Oltrepò Pavese e la parte alta delle bresciane Val Trompia e Valle Sabbia. Alla base sono la promozione e il sostegno a quegli elementi di unicità che contraddistinguono ciascun territorio e la creazione di reti collaborative che consentano di superare le difficoltà e le distanze dai centri urbani maggiori e dai servizi.

Val Trompia

Il rifugio Piardi a Colle San Zeno è uno dei punti di riferimento per gli amanti della montagna.

Nella Valle bresciana, all’interno del progetto AttivAree, sono state riscoperte le malghe con gli antichi riti dell’alpeggio e ripuliti i sentieri che servivano ai viandanti delle montagne, affiancandoli da strutture ricettive e piste ciclabili. Panorami mozzafiato, aria salubre e cucina tradizionale di ottimo livello: questa l’offerta ai turisti che prediligono una vacanza slow che ritempri il corpo e la mente, liberandosi dallo stress della vita in città.

Val Trompia

Una stella alpina, nell’immaginario collettivo simbolo della montagna e delle Alpi.

Tanti i paesi da scegliere per soggiornarvi, uno più bello dell’altro. Il consiglio è quello di spaziare per tutta la valle. Ne vale sicuramente la pena. Non dimenticate l’offerta gastronomica. Una cucina “povera” che vi stupirà per la sua bontà. Consigliati i formaggi, resi deliziosi dalla qualità del latte prodotto da animali allevati secondo modalità che vedono il rispetto per una vita sana e naturale.

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Uno dei tanti cartelli che segnano i suggestivi percorsi della val Trompia. La segnaletica è essenziale per una fruibilità della montagna in tutta sicurezza.

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Mucche che si preparano per la notte. Non è difficile imbattersi in scene del genere, che ricordano i quadri di Giuseppe Segantini il famoso pittore di Arco.

Val Trompia

Il panorama che si gode dalle alture è spesso di una rara bellezza. Ci sono tanti punti di osservazione dove si può spaziare con la vista a kilometri di distanza.

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Un albero di nocciole con i suoi frutti non ancora giunti a maturazione nella zona intorno a colle san Zeno

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Latte appena munto che servirà per la produzione di formaggi. Il settore lattiero caseario è trainante nell’economia delle zone di montagna.

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Un momento di riequilibrio energetico con acque vibrazionali effettuato da Antonella di Lunanima. La cura del benessere del corpo e della mente è da qualche anno una delle offerte della val Trompia particolarmente apprezzata da chi vive in città.

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Tronchi tagliati pronti per la segheria. Lo sfruttamento del legname, una volta perno principale dell’economia di montagna, oggi viene condotto in maniera ecosostenibile. I tronchi in foto sono di alberi abbattuti in seguito a eventi naturali. La “pulizia” dei boschi oltre a generare reddito, mette in sicurezza sentieri e crinali.

Val trompia

Il panorama e l’aria buona sono i punti di forza di tutta la valle.

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Uno dei tanti piccoli borghi che costellano i centri principali. Abbandonati dagli abitanti che si trasferivano nel fondovalle soprattutto per ragioni di lavoro, oggi stanno vivendo una nuova primavera grazie alle giovani coppie che ritornano a vivere nelle case dei loro avi.

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La capra la regina delle montagne. L’allevamento caprino genera reddito grazie alla produzione di formaggio apprezzata dai frequentatori della zona.

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Uno scorcio del centro antico di Pezzaze. Stradine strette si alternano a grandi spazi tenuti veramente bene.

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Operatori culturali a Pezzaze. Particolare impulso alla fruizione turistica delle valli è stato dato proprio dalle associazioni di giovani che hanno creato una rete di eventi e di siti utili per il turista.

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Il bar o la cantina svolgono ancora una funzione aggregante per la popolazione residente. La sua chiusura può diventare la morte del piccolo borgo. Con la bella stagione si preferisce bere e chiacchierare all’aperto, come nel caso di questi avventori a Pezzaze.

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Il verde lussureggiante delle montagne accoglie il visitatore insieme al profumo dei fiori del sottobosco.

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Tipiche decorazioni su una casa nel centro storico di Pezzaze.

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L’ingresso della miniera Marzoli, chiusa negli anni 70 e riaperta sul finire degli anni 90 come testimonianza di un mondo oramai scomparso. Il percorso è adatto a tutti, bambini inclusi.

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Una delle gallerie della miniera Marzoli illuminata dalle luci del trenino che portava i minatori al lavoro.

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Durante il percorso è possibile ammirare foto d’epoca che illustrano il duro lavoro dei minatori.

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Un vecchio macchinario ancora in uso al momento della chiusura della miniera. Per rendere fruibile la miniera ai visitatori sono stati chiamati gli ex lavoratori che hanno messo in sicurezza l’intero percorso.

Author: Mimmo Torrese

Fotografo, giornalista, appassionato conoscitore dell'arte contemporanea e sottile osservatore delle cose che lo circondano. Nato professionalmente con la pellicola invertibile e con la macchina da scrivere, è un entusiasta sostenitore della tecnologia binaria e della straordinaria forza comunicativa della Rete. Ha scritto per molti anni su due grandi quotidiani del mezzogiorno, Il Mattino e il Roma, ha fatto parte della redazione della rivista Fotografare e ha collaborato con Il Fotografo e Reflex. Oltre ad un blog, Dagherrotipo Torrese, ha tenuto anche una rubrica sul portale dedicato Photographers. Ha pubblicato le sue foto e i suoi articoli su quotidiani e anche su magazine di costume, moda e cronaca. Ha collaborato con Il Corriere del Mezzogiorno on line, la testata regionale del Corriere della Sera, e sue foto sono state pubblicate dall'agenzia di stampa Ansa. Alcune sue immagini sono state pubblicate dal portale Vogue Italia. E' stato chiamato più volte per fotografare importanti eventi sportivi, musicali e di cultura. Una delle sue passioni è il racconto dei luoghi e della gente che li abita.

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