L’integrazione passa anche dalla tavola

tavola

Si dice che a tavola si concludano i migliori affari, a tavola ci si racconta, la tavola è il posto al quale ci si accomoda per festeggiare. A tavola tutte le diversità (linguistiche, culturali, religiose) si fanno da parte e attraverso il linguaggio comune del cibo si crea una magica armonia fatta di curiosità per il “differente”, che si tratti dell’essere umano che ci mangia accanto o per quello che si trova nel piatto. I grandi cambiamenti non partono mai da un gesto eclatante, ma da piccole cose che un passo dopo l’altro portano lontano, come accettare il gusto di una pietanza sconosciuta.

Certo, con un piatto non si abbatte un muro, tanto più se quel muro ha la solidità del pregiudizio e della discriminazione, conscia o inconscia che sia. Però se il piatto è ricco di sapori, tradizioni, vita vissuta può senz’altro scheggiare quel muro, creare una piccola, iniziale frattura destinata a sgretolarlo. Ed è così che comincia una bella storia di questo tempo, che di lieti fine ne vede davvero pochi.

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tira il piatto contro il muro

Una Ape-car dedicata con friggitrice e piccola cucina mobile, un motto che è insieme simbolo e obiettivo – Tira il piatto contro il muro –. Ai fornelli una coppia di siriani rifugiati politici arrivati in Italia grazie ai corridoi umanitari che come sappiamo sono gestiti dalla Diaconia Valdese, progetto frutto della collaborazione ecumenica fra cristiani e protestanti (Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Chiese Valdesi e metodiste). E poi ragazze e ragazzi a dare una mano.

Una vicenda esemplare tutta milanese nata nella testa di Michela Jesurum quando il Comune di Milano iniziò a mostrare all’Italia come ci si comporta con chi scappa dalla guerra e dalla fame.

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cucina siriana

Così Tira il piatto contro il muro vuole dimostrare quante strade possa imboccare il processo di integrazione. Dallo street food dell’Ape (immaginatela in un cortile di Milano o in un parco) all’eccellente servizio di catering che ormai da tempo “lancia” cuochi migranti applauditi a cene, feste, eventi. L’Ape di Tira il piatto contro il muro offre i sapori e gli odori mediterranei dei falafel, dei fagottini fritti con formaggio e verdura, dello hummus, della crema di melanzane con tahina, del tabulè. E soprattutto vuole far vedere come accoglienza e integrazione possano costruire insieme a noi nuovi modelli di business legati al welfare e al sociale, alla perenne ricerca di collaborazione tra privato e pubblico, sotto la guida di Michela, da anni all’avanguardia in questo virtuoso connubio. Ancora una sfida dunque, legata alle differenti culture, cominciando, appunto, da quelle che riguardano il cibo. Guardando al palato ma anche al cuore, ai nostri valori e allo sviluppo economico di chi sceglie il nostro Paese per tentare una esistenza migliore.

Per una volta, dopo aver conosciuto lo staff di Tira il piatto contro il muro, non sarà lo straniero a rincorrerci, ma saremo noi a cercare la mitica Ape nelle vie di Milano per gustare i sapori autentici del popolo che rappresenta, e se la “caccia la tesoro” non è il vostro forte … chiamateli e saranno felici, attraverso il loro servizio catering, di portare la Siria a casa vostra.

 

Author: Paola Drera

Mi chiamo Paola Drera, milanese di nascita e per residenza ma “nomade” per vocazione. Sono una giornalista freelance che gira l’Italia e il mondo per soddisfare la sete di conoscenza ma soprattutto per la curiosità di scoprire le diverse cucine della Terra. La gastronomia è la mia vera passione; ne scrivo, la sperimento, la rivisito e poi la propongo ai miei ospiti e ai miei lettori. Prediligo le tipicità e i prodotti autentici del territorio - qualunque esso sia - perché come si dice: siamo quel che mangiamo.

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