La solidarietà nel periodo Covid-19

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E se il Coronavirus ci avesse insegnato qualche cosa? Per esempio ad essere tutti più solidali? C’è sempre un rovescio della medaglia e in questo momento, di pandemia mondiale, sono state innumerevoli le iniziative solidali per aiutare non solo i bisognosi e i più deboli ma anche per le aziende ospedaliere, quelle operanti nel settore alimentare e tante altre.

Il periodo Corona (così mi piace chiamarlo) ha dato di nuovo valore alla solidarietà.

A dire il vero nella Costituzione italiana il principio di solidarietà politica, economica e sociale rientra nei doveri inderogabili dell’uomo (art. 2 della Carta costituzionale) ma non tutti lo sanno e chi lo sa se lo dimentica spesso.

La comunanza oltre ad essere insita nell’uomo, così dovrebbe essere, è quindi una regola che tutti quanti dovremmo sempre seguire.

Peccato che alcuni periodi storici abbiano stravolto il valore di solidarietà e che in altre si siano scritte tante parole a riguardo per costruire una società basata su questo principio ma, alla fine, la realtà è stata ben lontana dall’osservazione e il rispetto di un principio che avrebbe potuto modificare la vita di tanti e rendere più etica la vita di tutti. Ma, come si dice, mai dire mai.

Durante la quarantena c’è chi ha donato soldi per costruire ospedali, chi si è messo a disposizione per aiutare l’anziana signora rimasta sola, semplicemente andando a fare la spesa per lei o portandole una torta per renderle più dolce la solitudine. Chi si è messo al telefono e ha dedicato agli altri parte del suo tempo per far sentire meno sole le persone che nell’isolamento sono state ancora più isolate, chi su WhatsApp ha organizzato videochiamate con gli amici per un happy hour virtuale, chi ha creato gruppi di discussione o di condivisione. Chi ha dato ripetizioni online gratuite per gli studenti. Amministrazioni comunali si sono attivate mettendo in rete circuiti culturali. Volontari si sono messi a disposizione della comunità. Numerose anche le aziende che hanno condiviso capacità produttiva e know-how per aiutare i cittadini e le imprese a superare la crisi sanitaria ed economica da Covid-19.

Persino il mondo della moda si è mobilitato convertendo gli stabilimenti verso la produzione delle mascherine che, nelle prime settimane dell’emergenza, erano praticamente introvabili e che anche nei mesi a venire saranno una dotazione indispensabile per tutti noi.

Mutuo soccorso

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Abbiamo iniziato a vivere non solo in un mondo diverso, ma in modo diverso. Chi di noi, vedendo sui social media la riconversione al servizio a domicilio di molti commercianti, si è sottratto alla solidarietà verso il piccolo esercente, vero presidio di prossimità e legalità? Il panettiere ha continuato a sfornare pane, il macellaio pronto a suonare alla nostra porta con la spesa ordinata tramite sms, il fruttivendolo magari coi prodotti degli agricoltori locali.

Chi non aiuterebbe l’azienda agricola vicino alla propria abitazione per acquistare un buon olio a km zero e magari anche biologico, al posto di fare lunghe code ed aspettare ore per entrare in un supermarket?

Sono diverse le aziende agricole biologiche che hanno attivato spedizioni gratuite e consegne a domicilio; in questo modo la loro attività non si è interrotta e la produzione di olio, vino, mozzarelle, ricotte, uova, verdura e frutta è garantita.

Molti sono i prodotti biologici venduti on line, ma servendoci direttamente dal produttore diamo la possibilità anche a chi non è presente sui banchi dei market o sulle grandi piattaforme di distribuzione di continuare a produrre.

Tutti ormai sappiamo che agricoltura biologica significa: rispetto dell’ambiente, salvaguardia dei sistemi e dei cicli naturali, oltre che difesa delle falde acquifere, dei sistemi naturali di impollinazione e di tutto ciò che attiene alla circolarità del sistema produttivo corto, rispettoso ed equosolidale. Il biologico è un metodo di produzione che esclude l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi (come fertilizzanti, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici per la concimazione dei terreni, per la lotta alle infestanti, ai parassiti animali e alle malattie delle piante) e quindi salva la terra, gli animali e gli uomini.

Se si cerca in internet “azienda agricola biologica”, inserendo la propria località, si scopre un mondo. Dopodiché basta una telefonata, una mail o un messaggio su Facebook, se la ricerca è fatta via social, per ricevere a casa ottimi prodotti genuini e scoprirne non solo la bontà ma anche la convenienza. Questa è solidarietà, a vantaggio di tutto e di tutti.

Quindi possiamo dire anche, in un certo senso,  “grazie Coronavirus” per aver ridato valore alla partecipazione che, come cantava Gaber, è libertà. Aver sostituito, almeno per il momento, la parola competitività con la parola solidarietà è una buona base di partenza. Auguriamoci che le istituzioni seguano questo esempio virtuoso senza ostacolare, come è capitato di vedere, ciò che è piccolo, prossimo e virtuoso a vantaggio delle GDO (grande distribuzione organizzata) e delle lobby speculative.

Uno dei lasciti, drammaticamente vissuti nella nostra carne viva, di questa durissima esperienza è che distruggendo ciò che è “prossimo” distruggiamo il tessuto vitale, le reti di collegamento, la socialità e in definitiva la nostra stessa vita intesa come senso di comunità di esseri umani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Author: Laura Barbara Esani

Laura Barbara Esani laureata in Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Giornalista pubblicista ho lavorato per diverse case editrici tra cui Giorgio Mondadori, Rizzoli e Hachette Rusconi. Ho frequentato il corso di scrittura creativa tenuto da Giuseppe Pontiggia. Redattrice e scrittrice, nasco a Milano nel 1966 dove vivo. Scrivere è la mia grande passione, leggere è ciò che riempie la mia anima e raccontare è il mio modo per descrivere il mondo attraverso le mie storie. Sono uno spirito libero come Matisse, il mio adorato husky che mi accompagna nei viaggi alla scoperta di città, paesi, montagne e mari.

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