Massimo Bottura, cibo stellato e per l’anima

bottura

Massimo Bottura

Per gli Italiani due cose contano più di qualunque altra (figli a parte naturalmente): il calcio e il cibo. Il primo è fonte alterna di gioie e dolori. Nel frangente temporale solo dolori visto che, mentre gli altri sono impegnati nei mondiali in Russia noi, come i bambini scartati dalle squadrette all’oratorio, guardiamo in tv con occhi tristi palloni che non toccheremo mai e reti che non ci è dato di segnare.

Il secondo invece è sempre una certezza. Che si tratti di confort o street food, cibo della tradizione o gourmet su quello cadiamo sempre in piedi, al punto tale che è tutto nostrano lo chef eletto migliore del mondo: Massimo Bottura.

Eh già, è proprio tricolore il gradino più alto del podio di The World’s 50Best Restaurant 2018, la classifica che incorona ogni anno il miglior ristorante al mondo e lo chef che c’è dietro.

bottura

Refettorio Ambrosiano

Massimo Bottura, modenese doc, avvocato mancato, la sua vocazione e il suo talento li ha dimostrati in cucina al posto che in un’aula di tribunale e il suo ristorante, l’Osteria Francescana, vanta 3 stelle Michelin.

Nel corso della premiazione che l’ha incoronato per la seconda volta (la prima nel 2016) migliore chef del pianeta, ha raggiunto il palco tenendo per mano la moglie Lara Gilmore, americana vulcanica e sua compagna non solo di vita ma anche di quelle avventure idealiste per le quali Bottura si è guadagnato la stima e il rispetto ovunque.

Emozionato ma carismatico come sempre ha rivolto un chiaro invito ai colleghi in platea affermando: “Gli chef nel 2018 hanno a disposizione una gran voce per dimostrare il cambiamento.  Siamo tutti parte della stessa rivoluzione e tutti insieme possiamo essere parte del cambiamento“.

bottura

Lara e Massimo

E proprio il cambiamento è la filosofia abbracciata da Bottura, quel mutare le cose per fare passi avanti adottando atteggiamenti più consapevoli nei confronti delle persone e dell’importanza che il cibo può avere. Una banale quanto intuitiva regola dell’economia insegna che il valore che attribuiamo alle cose dipende dal bisogno che ne abbiamo. E del cibo abbiamo bisogno tutti, anche se per qualcuno si è trasformato in un vero lusso.

Massimo Bottura interpreta già nel 2015, in occasione di Expo Milano, attraverso il mondo che conosce meglio – la cucina – lo spirito dell’esposizione universale e grazie a una collaborazione con Caritas Ambrosiana, realizza il suo Refettorio Ambrosiano.  Un teatro dismesso di periferia, il Greco, viene ri-allestito per diventare un luogo di accoglienza e ristoro per persone in difficoltà. Con la collaborazione di oltre 50 chef, nei 6 mesi dell’Expo, si recuperano circa 15 tonnellate di eccedenze alimentari, accogliendo quotidianamente 90 persone.

bottura

Il Refettorio Miracolo a Milano

Pur non possedendo le doti divine di moltiplicare pane e pesci, Bottura usa la sua popolarità ed entusiasmo, con il supporto della sempre presente consorte, per moltiplicare i refettori nel mondo e dare vita a un progetto chiamato Food for Soul (letteralmente Cibo per l’Anima) che raccoglie consensi un po’ ovunque. E fondi indispensabili. Lo scorso anno, la Rockefeller Foundation ha destinato 500 mila dollari al progetto per la realizzazione negli Stati Uniti di almeno due realtà come quella di Milano. C’è una magia auspicabile in tutto questo: passare dal circolo vizioso dello spreco a quello virtuoso del riciclo. Complimenti di cuore a Massimo Bottura per il successo del titolo conquistato, ma allo stesso tempo infiniti auguri e grazie per il suo lavoro parallelo nello sfamare in modo dignitoso chi ne ha bisogno.

 

Author: Paola Drera

Mi chiamo Paola Drera, milanese di nascita e per residenza ma “nomade” per vocazione. Sono una giornalista freelance che gira l’Italia e il mondo per soddisfare la sete di conoscenza ma soprattutto per la curiosità di scoprire le diverse cucine della Terra. La gastronomia è la mia vera passione; ne scrivo, la sperimento, la rivisito e poi la propongo ai miei ospiti e ai miei lettori. Prediligo le tipicità e i prodotti autentici del territorio - qualunque esso sia - perché come si dice: siamo quel che mangiamo.

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Questa casella GDPR è richiesta

*

Accetto