Passeggiata al Bosco WWF di Vanzago

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Autunno, la pigrizia potrebbe prendere il sopravvento, ma… a un passo da Milano il Bosco di Vanzago, di proprietà del WWF, permette una bella e sana passeggiata e la conoscenza di alcuni aspetti della biodiversità della natura, che va rispettata e, anzi, protetta ora più che mai.

Per chi è

La passeggiata al Bosco di Vanzago è per tutti, adatta in particolar modo alle famiglie con bambini

Perché andarci

Per camminare nella natura, attività che fa bene al fisico e allo spirito. Perché in questo territorio sono presenti alberi che superano il secolo e mezzo, le essenze tipiche della zona, anatre, rapaci, aironi, lepri, caprioli, tassi, volpi, ricci, anfibi e rettili. E per scoprire, grazie alle guide del Bosco, tante curiosità che sono trasmesse con competenza e passione.

Come vestirsi

Consigliamo un abbigliamento comodo, a cipolla, e scarponcini, oltre alla obbligatoria mascherina anti covid.

Quando andare

Il Bosco è aperto tutto l’anno tranne ad agosto, il sabato e la domenica, solo su prenotazione. Ogni stagione ha il suo fascino.

Come arrivare

Vanzago è un comune della città metropolitana di Milano, raggiungibile con linea S5 del servizio ferroviario suburbano. Il comune conserva aree a verde protette corrispondenti a circa il 58% del territorio comunale. Chi arriva in treno può permettersi tranquillamente una passeggiata dalla stazione al Bosco su pista ciclabile (una ventina di minuti). Altrimenti in auto si arriva fino alla meta e la si lascia posteggiata su un bel pratone dove in un angolo sono tavolo e panchine per il pic nic. Comunque sul sito del Bosco di Vanzago trovate le istruzioni.

Cosa portare

Se si hanno bambini al seguito meglio provvedere a merende e snack; immancabili la borraccia con acqua e un sacchetto per raccogliere la propria eventuale immondizia.

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Per chi volesse portare la macchina fotografica abbiamo chiesto al foto-giornalista Mimmo Torrese che cosa consiglia: “Oltre al cellulare che avete sempre con voi, per dilettarvi a scattare qualcosa di meglio approfittando del luogo suggestivo, potete usare una reflex, che ha performance in più e permette di vedere esattamente l’inquadratura dell’obiettivo; oppure una compatta, facile da portare di dimensioni ridotte, o una mirrorless, sempre compatta ma con obiettivi intercambiabili. Ovviamente evitate di fare fotografie controluce (il sole deve essere alle spalle di chi fotografa); il valore “ISO”, che indica la sensibilità alla luce che date al sensore della fotocamera digitale per avere immagini incise e nitide, deve essere basso (100-200); non scegliete tempi lunghi (da 1/30 in su) per scongiurare il mosso della fotografia”.

Eco tips

  • Non lasciate immondizia in giro, seguite la guida e non precedetela, per non perdere la strada e per scoprire con lei le curiosità del luogo;
  • rimanete sui sentieri, non strappate piante e fiori, non portate via nulla dal bosco;
  • rispettate le vacche che vi verranno incontro;
  • non avvicinatevi alle arnie se non volete essere punti dalle api e
  • fate tante domande per saperne di più sul luogo e sulla biodiversità.

Itinerario nel Bosco

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Muniti di mascherine anti covid-19, e stando attenti a mantenere la distanza obbligatoria tra le persone di almeno 1 metro, abbiamo seguito la guida grazie alla quale è possibile visitare il bosco. La visita dura circa un’ora e mezza ed è su terreno pianeggiante, un itinerario facile da percorrere.

Due sono le escursioni giornaliere che si fanno tutto l’anno, tranne il mese di agosto, il sabato e la domenica: sono alle 10.30 del mattino e alle 15 e vanno prenotate. Ideali per grandi e piccoli, che si divertono molto, non sono accessibili agli animali di affezione, neanche al guinzaglio.

Superato l’ingresso con la biglietteria, trovate il centro di recupero della fauna selvatica che accoglie e cura animali feriti tutto l’anno, dal 1 novembre al 31 marzo dalle 10 alle 17, dal 1 aprile al 30 ottobre dalle 9 alle 18. Gli animali accolti ritornano in natura dopo la riabilitazione. Il centro non ha mai smesso di lavorare nemmeno nel periodo del COVID- 19 di febbraio-giugno 2020.

La nostra escursione è guidata dal naturalista Massimiliano La Rosa, volontario.

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La guida Massimiliano La Rosa

Il bosco era riserva di caccia dal Medioevo agli Settanta del Novecento, e venne donata dall’ultimo proprietario, Ulisse Cantoni, al WWF per farne un’area protetta.

Sono circa 200 ettari di terra (2.000.000 di mq) il cui cuore è la parte biologicamente più delicata, protetta dalla fascia esterna dedicata all’agricoltura.

Il simbolo del Bosco di Vanzago è il capriolo che si fa vedere però solo al crepuscolo o all’alba. Nel suo periodo di riproduzione (autunno) gli crescono i palchi che cascano dopo il periodo degli amori ogni anno. I caprioli appena nati sono dotati di un mimetismo eccezionale e di assenza di odore: ecco perché non sono da toccare, la madre potrebbe non riconoscere più il suo cucciolo e perciò lo abbandonerebbe.

Massimiliano ci racconta del “Progetto anfibi” che consiste nel censimento, tutela e salvataggio di questi animaletti. Sono stati creati 20 stagni nel bosco che raccolgono acqua piovana e che accolgono anfibi e piante, come l’erba coltello dei fossi (Stratiotes aloides), è una pianta in via di estinzione.

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Nella prima voliera troviamo il maestoso gufo reale che è arrivato qui da un sequestro penale. E poco più in là si trova il corvo imperiale, uno dei più grandi passeriformi esistenti e difficilmente trovabile in Italia.

E qui apriamo una parentesi: alcuni volatili o animali sono colpiti dai cacciatori che magari non si rendono conto di sparare a una razza in via di estinzione. Ma da cacciatore a bracconiere la linea di demarcazione è sottile… ecco perché sarebbe utile non lasciare i fucili tutto l’anno in mano a uomini predatori.

Continuando a camminare troviamo mughetti (pianta autoctona) e mazze di tamburo, ma nel sottobosco ci sono moltissime piante di ciliegio nero e altre specie aliene. Vero è che in questo momento storico non si può lasciar fare alla natura per non andare incontro alla perdita della vegetazione autoctona.

Infatti non è solo il cambiamento climatico una minaccia, ma anche le specie aliene invasive trapiantate nel nostro territorio, accidentalmente o intenzionalmente, che stanno soffocando quelle autoctone entrando in concorrenza diretta con loro. Per questo si cerca di prevenire e contenere la loro diffusione.

Da una teca lungo il percorso Massimiliano estrae penne di rapaci e le mostra ai bambini, spiegando che le penne servono a volare, le piume per tenere al caldo l’animale. Ma il volo del rapace notturno non fa rumore e non sposta l’aria, e gufi e civette hanno orecchie sfalsate per triangolare al buio la posizione della preda. Ecco come riescono a catturarla di notte!

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Si arriva poi al Lago Nuovo, creato da Cantoni a scopo venatorio: qui l’acqua arriva dal Ticino tramite il Canale Villoresi. Mentre più avanti, nel Lago Vecchio, ci sono ninfee gialle e bianche e anatre che riposano sullo specchio d’acqua.

E quasi all’improvviso, preannunciate de un muggito che arriva dal profondo bosco, ci vengono incontro le vacche varzesi, tipiche della pianura padana, animali molto belli e resistenti che girano liberamente in una vasta zona circondata però da un recinto. E mentre si passa tra le piante, si sentono gracidii provenire dall’alto: sono le raganelle con le dita a ventosa che si arrampicano sugli alberi e cantano. Un bel concerto che ci fa sentire quanta vita sia qui all’interno dell’Oasi.

Nel Bosco di Vanzago del WWF sono organizzati anche eventi speciali, come La notte delle lucciole (fine maggio – inizi di giugno) e la Serata di monitoraggio e salvataggio degli anfibi (aprile).

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Cosa vedere nei dintorni: A Vanzago da non perdere, al centro del paese, sono le sale affrescate della Biblioteca comunale che ha sede a Palazzo Calderara Via Garibaldi, 6, risalente alla prima metà sec. XVIII.

Dove mangiare: se non avete con voi il pranzo al sacco o avete voglie di dolcezza, ecco qualche indirizzo. Per i golosi e per una buona prima colazione a Vanzago andate alla pasticceria Non Solo Pasta di Zucchero in via Gattinoni 7, che presenta dolci di produzione propria squisiti, tel. 02 93541988.

Per il pranzo a Il Pacchero in via San Francesco d’Assisi 30 ad Arluno, dove si mangia bene a poco prezzo, ma occorre prenotare per tempo tel. 02 9015013.

Oppure alla Cascina Gabrina in via Cascina Gabrina 1, molto vicina al Bosco, che offre menù a base di prodotti locali e, per chi volesse, tre stanze per dormire tel. 02 93435237

Mappa

wwf.it/oasi/lombardia/vanzago

boscowwfdivanzago.it

[email protected]

 

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente nel consiglio direttivo della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

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