Plastica e inquinamento: intervista a Dario Nardi

Tutte le fotografie sono di Dario Nardi

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Dario Nardi

Lo ricordate? Lo abbiamo incontrato in occasione di un viaggio in Sardegna (Lungo la retta via): è Dario Nardi, il giovane biologo marino di Ferrara, la cui missione è focalizzare l’attenzione sull’inquinamento che sta soffocando la nostra Terra. Da qui è nato il suo progetto Ocean Traceless per sensibilizzare sull’uso indiscriminato della plastica che sta soffocando il pianeta, e per dimostrare che tutto è fattibile mirando il più possibile all’impatto zero. Ora questo specifico argomento è sulla bocca di tutti e ci stiamo chiedendo se non sarà un’altra moda che lascia il tempo che trova. Ma Dario documenta tutto nei suoi viaggi, con fotografie e riprese video che mostrano per la verità. E non c’è scampo per i dubbiosi.

Dario, raccontaci la tua storia e come sei arrivato a scegliere di diventare biologo marino

L’impatto che la nostra specie ha sulla natura è il problema più grande che l’umanità si trova ad affrontare al giorno d’oggi. Industrializzazione, la sovra-pesca, gli allevamenti intensivi, le coltivazioni industriali, i trasporti e l’inquinamento urbano sono solo alcuni dei mille esempi che possono rientrare in questa tristemente famosa categoria.

Da sempre ho ritenuto come risorsa più preziosa l’ambiente e tutto ciò che ci circonda a livello naturalistico, da qui i miei studi in scienze biologiche proseguiti poi con la laurea magistrale in biologia marina. È una scelta di vita che va al di là dei soli studi, è un modo di osservare e rispettare quello che ho intorno.

Che lo si percepisca o meno, credo che ognuno di noi abbia il suo lato selvaggio profondamente legato alla natura, il problema è che non tutti riescono a dargli il giusto valore e a capire quanto faccia parte di noi. In fin dei conti non siamo altro che scimmie con un cervello più grande donatoci dall’evoluzione. Altro processo intrinseco di Madre natura, niente di più.

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Perché ti sei interessato agli oceani e al loro inquinamento?

Non è stata una scelta dettata unicamente dai miei pregressi universitari. Tra gli ecosistemi più colpiti dalle attività antropiche ritroviamo mari e oceani di tutto il mondo, abbiamo preso questa ricchezza infinita come un luogo nel quale si possa scaricare tutto ciò che si vuole e allo stesso tempo depredarlo senza limiti.

La maggior parte della superficie terrestre è ricoperta d’acqua, tutta questa massa costituisce un vero e proprio polmone del pianeta fornendo il 50% dell’intero apporto di ossigeno globale: credo che sia la cosa più importante che abbiamo.

Che cosa ti ha spinto ad affrontare un viaggio impegnativo scegliendo la bicicletta come mezzo di trasporto lungo la rotta da Quito a Santiago del Cile?

Tra le mille minacce che incombono sugli ecosistemi marini, l’inquinamento plastico è oggi la più seria e allo stesso tempo la più sottovalutata. Al contrario di quando è iniziato il progetto poco più di un anno fa, si fa ora un gran parlare di queste tematiche ma non si conclude nulla di veramente concreto per affrontare questo problema.

Nessun cambio sostanziale nelle leggi economiche e produttive, nessuna grossa restrizione sui tipi di prodotti immessi sul mercato, nessuna vera prevenzione (a parte qualche virtuoso esempio) rispetto alle foci dei fiumi che costituiscono l’80% della contaminazione da materiale plastico. Se ne parla moltissimo e questo è un bene, ma non vorrei che fosse semplicemente la moda del momento finendo poi nel più classico dei dimenticatoi. Purtroppo è un problema che ci porteremo dietro ancora per parecchi secoli. Tutto questo per dire che tutta la mia esperienza è stata un atto dimostrativo per obbedire a uno degli aspetti più importanti nella risoluzione del problema: la sensibilizzazione.

Fino a quando non si acquisirà una coscienza collettiva seria del problema, non potrà esserci un effettivo cambio di abitudini e quindi di mercato. Purtroppo oggi si decide tutto sotto l’aspetto economico: la produzione di plastica a livello mondiale è tuttora in continua crescita.

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Quali conclusioni hai tratto alla fine del tuo viaggio?

Sono sempre più convinto che si debba smettere di pensare alle piccole azioni come qualcosa di inutile e isolato, sono belle parole e quasi banali, ma se si va ad esaminare la realtà dei fatti ci si accorge che siamo ancora molto indietro e ripeterlo una volta in più non fa mai male. Concludendo, non ci si può indignare sulle immagini degli Albatros morti con gli stomaci pieni di plastica sulla Midway island e poi mantenere totalmente invariate le proprie abitudini in tema, prima si cambia e prima affronteremo questa emergenza globale. Per ora, non siamo che all’inizio.

Quali potrebbero essere, a tuo avviso, le soluzioni al problema “inquinamento”?

Come già ribadito in precedenza, la cosa principale è una vera presa di coscienza collettiva, un risveglio da questa ubriacatura di comodità e consumo senza lungimiranza. Ogni singolo prodotto che compriamo e utilizziamo ha una sua impronta ecologica. Non sono di certo qui a professare la perfezione ambientale, ma ognuno di noi dovrebbe scegliere anche solo un ambito dannoso nelle proprie abitudini e provare ad azzerarne l’impatto nel miglior modo possibile. L’assolutismo in questi casi è inutile e controproducente, nessuno è perfetto basta solo un ambito a testa e la cosa già inizierebbero a prendere una nuova piega.

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Rainbow Mountain, Perù

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Continuerò a rimanere sulla divulgazione e sensibilizzazione ambientale. Attualmente, sto continuando a coltivare la mia passione per i documentari, sto lavorando con Unesco Giovani con i quali abbiamo in programma una lunga serie di incontri nelle scuole per raccontare il progetto Ocean Traceless e tutte le motivazioni che mi hanno spinto ad affrontarlo. Sta per partire inoltre un nuovo progetto di viaggio chiamato “H20 Planet” con l’associazione “7mila Miglia Lontano” con i quali mapperemo e documenteremo a livello di stato ecologico la maggior parte delle coste mondiali partendo dall’Europa nell’Aprile del 2019 (7milamiglialontano.com) e continuerà per i successivi sette anni. Oltre a questo, lavoro nell’ambito del recupero di rifiuti plastici marini con un grande progetto innovativo che partirà a breve, ma questo è ancora un segreto, ne avrete presto notizia!

Per saperne di più: oceantraceless.com

 

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Mi piace andare lontano, prima di tutto con la mente, proiettando nel futuro idee e progetti, e poi con le mie gambe, che mi permettono di fare parecchia strada, in ogni condizione.

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