Posidonia oceanica, pregiata erba di Nettuno

posidonia

È arrivata l’estate, è arrivato il tempo di rilassanti passeggiate sulla battigia. È una piacevole sensazione camminare scalzi e sentire il piede sprofondare nella sabbia ma in alcuni litorali italiani, i nostri passi in riva al mare vengono ostacolati dalla Posidonia Oceanica, un groviglio di foglie marine che attanagliano le caviglie facendoci perdere la piacevolezza delle onde che accarezzano i piedi.

Avere un attimo di titubanza sul “cosa fare”, penso sia una perplessità che capita a tutti. Il dilemma è: proseguire imperterriti il cammino oppure lasciare la battigia e andare dove quell’“insalata di mare” non ci disturba? Infastiditi, pensando di trovarci in un mare sporco, ci allontaniamo dall’acqua, borbottando.

Questa la scena che si vede spesso. Ma attenzione, altro che mare sporco e verdura marina! Se siete lungo le coste baciate dal Mediterraneo, e in particolare se vi trovate alle Egadi, sappiate che quel fastidioso cumulo di foglie è una pianta preziosa con tantissime virtù, chiamata anche erba di Nettuno.

Diffusa sui fondali marini in tutto il Mediterraneo, la si trova in particolare attorno all’isola di Favignana e tra questa e la costa siciliana per un totale di circa 8000 ettari.

La Posidonia Oceanica è una pianta terrestre che circa 120 milioni di anni fa ha colonizzato l’ambiente marino del Mediterraneo. È un rizoma dotato di radici, fusto, foglie, fiori e frutti che si riproduce mediante dispersione di frammenti e accrescimento orizzontale. Fiorisce in tarda estate a bassa profondità (15mt) e in autunno fino a 30mt. La profondità massima raggiungibile dalla Posidonia Oceanica dipende dalla trasparenza delle acque, per le necessità imposte dalla fotosintesi: in genere non supera i 30 metri, ma in acque particolarmente limpide, come quelle delle Egadi, è possibile trovarla fino a 52 metri.

Offre un contributo prezioso all’ossigenazione delle acque, a parità di estensione, produce ben 2,5 volte l’ossigeno emesso dalle foreste tropicali emerse, come la foresta amazzonica, assorbendo CO2 in grande quantità. Inoltre ha un ruolo funzionale anche come “nursery” per la fauna marittima. Rappresenta un’area di riproduzione ideale per innumerevoli organismi. L’enorme quantità di tessuto vegetale disponibile consente lo sviluppo di popolamenti sia vegetali sia animali che vivono associati alla prateria e concorrono all’instaurarsi di una complessa rete trofica (catena alimentare), altamente efficiente e produttiva, in grado di “esportare” energia anche verso altri sistemi. In questa rete trofica un ruolo fondamentale è svolto da tutti quegli organismi che vengono definiti “epifiti”, i quali si fissano sulla pianta stessa usandola come supporto. Le numerose specie presenti all’interno della prateria trovano in essa sia una importante fonte di cibo sia un luogo ideale per la riproduzione e lo sviluppo.

Per l’elevato grado di sensibilità all’inquinamento, dovuto alla presenza nella pianta di proteine, note come metallotioneine, in grado di accumulate metalli pesanti come rame e cadmio, la Posidonia Oceanica viene considerata un buon indicatore della qualità delle acque litorali.

Un’altra preziosa virtù è la limitazione dell’erosione operata dalle correnti marine e dal moto ondoso che vengono frenate proprio dalla presenza della Posidonia. Le “matte”, nome della struttura che si forma con l’accrescimento in verticale dei rizomi, costituiscono un rafforzamento del substrato che svolge la funzione di freno dell’erosione; così come la così detta “banquette” formata dalla Posidonia spiaggiata che protegge le spiagge dall’erosione provocata dalle mareggiate.

La perdita di un solo metro lineare di prateria di Posidonia può portare alla scomparsa di diversi metri della spiaggia antistante e la regressione comporta una perdita di biodiversità e un deterioramento della qualità delle acque. Questi sono tutti validi motivi per temere la scomparsa della Posidonia Oceanica e farci apprezzare la sua presenza sul nostro cammino.

Inoltre rivendica un ruolo primario anche nella storia umana. Testimonianze archeologiche e storiche, infatti, raccontano di un rapporto tra l’uomo e la pianta che dura da sempre. Sono stati trovati nella grotta di Lazaret, nelle Alpi Marittime francesi, resti di foglie risalenti alla fine della glaciazione di Riss, più di 100 mila anni fa, presumibilmente utilizzati come giaciglio. Fu usata anche come lettiera per il bestiame e come materiale per calzature utilizzate nell’antico Egitto. A Venezia le foglie venivano impiegate come imballaggio per il trasporto dei vetri artigianali. In diverse zone del Mediterraneo le foglie secche venivano usate per il rivestimento dei tetti come isolante termico. Grazie al loro elevato contenuto minerale venivano anche utilizzate come ammendante agricolo, cioè come fertilizzante. In Grecia sono tuttora commerciate come compost e sono stati effettuati studi per la produzione di bioetanolo dai residui morti della pianta.

Non solo: la Posidonia è stata utilizzata come integratore per pollame e bestiame. A tal proposito si narra che Giulio Cesare in Africa settentrionale se ne servisse per i cavalli che si salvarono dall’inedia consumandone i residui spiaggiati.

Anche i frutti spiaggiati sono talvolta usati come cibo per animali di allevamento, e nel passato si hanno notizie di un loro consumo da parte dell’uomo in periodi di carestia.

Se l’utilizzo della Posidonia oceanica nelle attività umane è noto fin dalla preistoria, quello come pianta officinale è riportato a partire dalle civiltà mediterranee.

Le prime notizie sulle sue valenze medicinali risalgono alla civiltà egizia, dove pare fosse usata per trattare problemi della pelle. In altri casi, era nota la sua efficacia contro l’acne e per combattere i dolori agli arti inferiori dovuti a vene varicose. Papa Giulio III, nel XVI secolo, rese popolare l’uso delle foglie come imbottitura per cuscini e materassi: sembra che tale pratica prevenisse le infezioni respiratorie e alleviasse la condizione dei tisici.

Inoltre, gli abitanti delle zone costiere dell’Anatolia occidentale ricorrono al decotto delle foglie per curare il diabete mellito e l’ipertensione. Sulla base di tale osservazione, Gokce e Haznedaroglu (2008) hanno condotto uno studio su ratti diabetici, che ha mostrato come la somministrazione orale di un estratto di Posidonia riduca il glucosio ematico e induca vasoprotezione.

Ultima, ma non per importanza, la cosmetica. Maressenzia, il nuovo marchio italiano di prodotti cosmetici naturali, con la sua linea Posidonia per la prima volta utilizza l’alga marina: Egadi Cosmesi Naturali è la società proprietaria del brand che ha come obiettivo l’innovazione che unisce etica e sostenibilità.

Vengono utilizzate solo le foglie verdi da defogliazione naturale, raccolte secondo un rigido protocollo tecnico operativo stabilito in conformità alle linee guida ministeriali in materia, in accordo con l’Area Marina protetta delle Isole Egadi.

Le foglie sono raccolte su costa rocciosa e vengono selezionate, essiccate e triturate a Trapani in collaborazione con l’Istituto di Biologia Marina del Consorzio Universitario della Provincia di Trapani. Società Egadi Cosmesi Naturale ha definito un protocollo di raccolta ecocompatibile della Posidonia oceanica spiaggiata e, in collaborazione con il Polo Botanico dell’Università di Genova, l’Istituto di Biofisica del CNR, il Laboratorio di sintesi chimica e spettrometria di massa del Cerb dell’Università di Genova e il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale, ha messo a punto un estratto che ha dimostrato ottime virtù antiossidanti, rigeneranti, depigmentanti.

Vengono utilizzate solo foglie che derivano da defogliazione naturale, messe a disposizione dell’uomo dalle mareggiate. La raccolta sulla battigia di frammenti di pianta ancora vivi, che rappresentano una frazione minima rispetto alla massa di foglie spiaggiate, è un’operazione del tutto ecocompatibile. La location privilegiata per questa raccolta è l’Area Marina protetta Isole Egadi, gestita dal comune di Favignana: estesa per 53.992 ettari, è la riserva marina più grande d’Europa.

 

 

 

Author: Laura Barbara Esani

Laura Barbara Esani laureata in Filosofia presso l’Università Statale di Milano. Giornalista pubblicista ho lavorato per diverse case editrici tra cui Giorgio Mondadori, Rizzoli e Hachette Rusconi. Ho frequentato il corso di scrittura creativa tenuto da Giuseppe Pontiggia. Redattrice e scrittrice, nasco a Milano nel 1966 dove vivo. Scrivere è la mia grande passione, leggere è ciò che riempie la mia anima e raccontare è il mio modo per descrivere il mondo attraverso le mie storie. Sono uno spirito libero come Matisse, il mio adorato husky che mi accompagna nei viaggi alla scoperta di città, paesi, montagne e mari.

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