Santa Maria delle Cerrate

 santa maria cerrate

affreschi

Quando si dice Salento, normalmente si pensa alla provincia di Lecce; ma la penisola salentina, i cui vertici sono Santa Maria di Leuca, Ostuni e Martina Franca, comprende anche le province di Brindisi e Taranto.

Fino agli anni Venti queste tre erano un’unica provincia chiamata Terra d’Otranto, e questa, che è la città più a est d’Italia, aveva un’importanza strategica ed economica superiore a quella di Lecce. Terra d‘Otranto includeva anche una parte del materano e Matera, fino al 1663, quando questa città divenne capoluogo di Basilicata, mantenendo tuttora un grande legame.

Il Salento è un’area culturale che ha avuto in passato un forte influsso greco, di cui ancora oggi si conservano le tracce: non a caso troviamo l’isola linguistica ellenofona chiamata Grecìa salentina, caratterizzata dalla presenza di lingua, architettura e tradizioni di origine greca. Si tratta di un insieme di 12 comuni, tra i quali Calimera dove si trova la Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika.

Questo territorio, collegamento tra occidente e oriente, ha visto nel medioevo la nascita di monasteri, conventi, abbazie sia di rito occidentale sia di rito greco: e Santa Maria delle Cerrate nasce come monastero di comunità greca.

L’Abbazia ricade nel territorio del comune di Squinzano, il primo comune della provincia di Lecce che s’incontra giungendo da nord: ci si arriva imboccando dalla superstrada l’uscita Squinzano-Trepuzzi.

La chiesa fu realizzata nel XII secolo, periodo in cui ospitò un gruppo di monaci basiliani. Nel 1531 passò sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, nel 1711 fu saccheggiata dai pirati turchi e fu poi abbandonata a se stessa, fino al restauro che avvenne nel 1965. Da questo intervento nacque anche il Museo delle Arti e delle Tradizioni popolari del Salento.

Infine, nel 2012 la Provincia di Lecce fece un bando per affidare la gestione del luogo e per valorizzarlo. Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, l’ha presa in concessione per 30 anni, e all’inizio di agosto 2015 sono iniziati i restauri per la casa monastica e per la casa del massaro, la figura che gestiva tutte le attività dell’abbazia.

La leggenda racconta che il conte Tancredi d’Altavilla, mentre era a caccia nella foresta di Lecce, s’imbatté in una cerva, la inseguì fino a una grotta, dove ebbe l’apparizione di Maria, e quindi decise di far edificare, in segno di devozione, questo complesso abbaziale, e l’altare coinciderebbe al punto di ritrovamento della grotta.

È però possibile che l’abbazia sia stata costruita prima di Tancredi ed è più probabile che il nome “Cerrate” derivi da “cerri” (e non da “cerva”) perché questa zona rientrava nella parte del bosco di Lecce dove erano, per l’appunto, molti alberi di cerri.

L’abbazia è uno dei primi esempi del romanico pugliese e presenta in facciata un portale sormontato da un’arcata con altorilievi che riproducono scene del Nuovo Testamento e un monaco in preghiera.

All’interno l’edificio, diviso in tre navate, era completamente decorato con affreschi che risalgono al XIII secolo, oggi conservati nell’attiguo Museo delle Tradizioni Popolari. Le superfici, infatti, erano tutte ricoperte di calce, e durante le operazioni di restauro fu staccato il primo livello degli affreschi che sono stati portati nel museo.

In parete sono quindi tornati alla luce gli affreschi sottostanti che mostrano le picchiettature necessarie a rendere la superficie più scabra per far aderire l’intonaco successivo.

Nelle absidi si vede il Cristo in gloria, gli Angeli e i Santi, nei sottarchi la raffigurazione dei Santi; lungo le pareti, a forte influsso bizantino, dipinti che raffigurano Santi, ma scomposti con teste capovolte, come una sorta di puzzle dove le immagini sono state accostate accidentalmente, perché i mattoni sui quali appoggia l’affresco sono stati riutilizzati nel tempo e posati a caso, tanto sopra ci sarebbe stata un’altra mano di intonaco con relativa pittura che avrebbe coperto il tutto.

santa maria cerrate

affreschi in navata

All’esterno della chiesa si trova un portico risalente al XIII secolo, con colonne sovrastate da capitelli che provocano meraviglia per la loro decorazione in chi li osserva.

cerrate

portico

A Santa Maria delle Cerate incontriamo Loretta Martella, responsabile FAI, che ci racconta: “Il FAI è impegnato in un’opera di recupero di tutto il complesso monastico che comprende un frantoio ipogeo, un pozzo, restaurato con fondi donati da Prada, la chiesa e un ampio porticato. Il FAI non mira solo al recupero strutturale del bene, ma anche a far rivivere tutte quelle attività che erano nate intorno al convento, come la raccolta delle olive. Il nostro obiettivo è di fare in modo che i visitatori non restino qui solo per un’ora, ma per un’intera giornata, vivendo il turismo d’esperienza legato, ad esempio, alla cura dell’uliveto o dell’aranceto che circonda l’Abbazia”.

Il progetto prevede un punto ristoro, biglietteria, bookshop, uno spazio destinato a raccontare i ritrovamenti e la vita dei monaci, la casa del custode.

Santa Maria delle Cerrate è un bene in restauro ed è aperta al pubblico, nel mese nel mese di dicembre, il sabato e la domenica dalle 10 alle 16; l’ingresso è a contributo libero.

Per informazioni sull’apertura dei mesi successivi, è bene informarsi.

Abbazia Santa Maria delle Cerrate

Strada Provinciale Squinzano – Casalabate LE

Tel. +39 0832 361176

[email protected]

 

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente Vicepresidente della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

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