Viaggio lento per pensare meglio

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L’Orsa Maggiore fa da sfondo ad antichissime pitture rupestri in Baja California (Messico)

Appassionato di speleologia, trekking e montagna da oltre 30 anni, Natalino Russo, giornalista di viaggio e fotografo, ha molto viaggiato, sia sopra sia dentro la terra. Numerose sono le sue esposizioni fotografiche. Da qualche anno completa il lavoro fotografico realizzando nel suo laboratorio personale stampe fine art molto apprezzate.

Tra i suoi numerosi libri, i più recenti sono L’Italia è un sentiero (Laterza, 2019) e 111 luoghi di Napoli che devi proprio scoprire (Emons, 2018), dedicato alla città in cui è vissuto più a lungo, e che ama. Ed è appena uscito in edicola il volume sul Cammino di Santiago per la collana Cammini (National Geographic e La Repubblica). Natalino è socio Neos e fa parte dell’associazione La Venta, che organizza spedizioni speleologiche e geografiche in aree remote del pianeta.

Natalino, quando e perché hai cominciato a fare il giornalista e il fotografo?

Ho sempre fatto entrambe le cose perché sono inscindibili per me, in genere mi occupo di tutto quanto, dalla stesura del testo alla produzione del servizio fotografico. Ho cominciato quasi per gioco nel 1993: con due amici partimmo per un viaggio in bicicletta a Creta, e per recuperare le spese provai a vendere il servizio a una rivista. Lo comprarono subito, e fu così che cominciai a pensare di trasformare questa mia passione in un lavoro. Ma ero ancora studente, e fino alla laurea (in scienze naturali, ndr) produssi pochi altri servizi. Anche la speleologia ha dato un grande impulso alla mia passione per i viaggi: l’esplorazione delle grotte è stata per me sempre un pretesto per vedere posti e paesi nuovi. Ne parlo nel libro Il respiro delle Grotte (Ediciclo, 2013), nel quale ho provato a descrivere le sensazioni di chi illumina per la prima volta luoghi mai visti. Gli speleologi hanno il privilegio di dare i nomi a luoghi prima sconosciuti. Possono disegnare nuovi confini sulle carte. Una cosa incredibile, impossibile in qualsiasi altra attività sulla Terra.

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Natalino Russo durante un sorvolo sulla selva El Ocote (Chiapas, Messico)

Quali paesi hai visitato?

Lavoro soprattutto in Europa e nell’area mediterranea. Mi piacciono, per motivi diversi, sia il Sud sia il Nord. Amo in modo viscerale la Spagna, dove ho vissuto, ma anche la Norvegia, che ho girato in lungo in largo sia per lavoro sia per passione personale. Su Ligabue Magazine uscirà a giugno un mio servizio sull’incredibile storia del veneziano Pietro Querini, che per primo scoprì nel XV secolo la tradizione norvegese dello stoccafisso. Ho viaggiato molto anche in America Latina: nell’Amazzonia brasiliana, in Venezuela, in Ecuador, nella magica Cuba e poi in Messico, che è il mio grande amore e dove torno regolarmente da oltre vent’anni.

Viaggio tanto nella natura, quando possibile a piedi, mi piace andare piano così ho un pretesto in più per incontrare le persone, sentire gli odori e i suoni dei luoghi. Nel 2015 sono andato in Baja California col messicano Carlos Lazcano, geologo e anche lui socio del gruppo La Venta: mi ha invitato per documentare il suo lavoro di ricerca e catalogazione di incisioni e pitture rupestri precolombiane. Abbiamo viaggiato a cavallo nei greti secchi dei fiumi, ci siamo accampanti nei deserti e abbiamo documentato incisioni rupestri stupende. È stato uno dei viaggi più incredibili e selvaggi che io abbia mai fatto. Una notte siamo andati su una collina per fotografare un grande dipinto che da tremila anni sopravvive al riparo di una grotta. Volevo fotografarlo con le stelle sullo sfondo, perciò ho aspettato a lungo che comparisse nel cielo l’Orsa Maggiore. Quando è spuntata, ho pensato che fosse il momento giusto e ho composto l’inquadratura. Mentre scattavo sentivo le lacrime bagnarmi il volto. Che emozione. Un’esperienza indimenticabile.

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L’ombra della montagna sacra si allunga sul mar Egeo mentre un monaco ortodosso guarda il tramonto (Monte Athos, Grecia)

Ma i luoghi belli al mondo sono davvero tanti. Mi viene in mente per esempio la penisola del Monte Athos, territorio autonomo della Grecia amministrato dalla chiesa ortodossa. Ci sono stato due volte insieme al mio amico e collega Fabrizio Ardito, esperto di quei luoghi meravigliosi. Lì siamo stati ospiti dei monaci, in monasteri dove il tempo sembra essersi fermato. E siamo saliti sulla cima della montagna sacra, dove ci siamo accampati per vedere il tramonto e poi, il giorno successivo, l’alba. È stato emozionante vedere l’ombra della montagna allungarsi sul mar Egeo, duemila metri più in basso.

Com’è il viaggio ecosostenibile?

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Il pastore Antonio Milo insieme a Limone, il suo fedele mulo, sul Sentiero degli Dei (Campania, Italia)

Bagaglio leggero: mappe, telefonino con dentro le scansioni dei documenti importanti, borraccia che uso sempre, un kit di pronto soccorso e farmaci salvavita. E l’immancabile lampada frontale. Poi ovviamente macchina fotografica, penna e taccuino. Come vestiario, due/tre ricambi sono in genere sufficienti.

So che viaggiare comporta sempre un inquinamento, per questo tendo a preferire le compagnie e le aziende che garantiscono maggiore attenzione all’ambiente. Faccio il possibile per lasciare poche impronte nella natura e per rispettare i luoghi e le culture che incontro. Ma ho sempre un grande senso di colpa, perché il viaggio (e la conoscenza in generale) muta inevitabilmente chi viaggia, ma anche i luoghi viaggiati, per così dire. Forse esserne consapevoli è già qualcosa, chissà.

Che cosa hai imparato nel tuo camminare nella natura?

Il cammino mi ha insegnato a viaggiare leggero: la maggior parte delle cose che ci si porta dietro nella vita sono superflue. Ma lo so, questa è una scoperta banale.

Poi ho imparato che, tranne i paesi in guerra e con seri problemi sociopolitici, non esiste luogo al mondo realmente pericoloso: anche i luoghi più esotici e remoti, se sono abitati da qualcuno, se sono casa per qualcuno possono esserlo anche per me. Per questo motivo, tutti i luoghi possono essere ospitali. Anni fa un’amica spagnola mi disse che se conosci il cielo puoi dormire sotto ogni cielo del mondo, e ti sentirai sempre sotto un tetto familiare, ti sentirai sempre a casa.

Secondo me non esistono paesi ospitali o meno ospitali: io sono sempre stato accolto, ospitato, rifocillato. Ho sempre trovato una grande voglia di dialogo, condivisione e scoperta.

Tu hai fatto più volte il Cammino di Santiago: che cosa ti ha colpito di questo itinerario?

Ho percorso prima il Camino Francés in bicicletta, poi – da ciclopellegrino pentito – mi sono messo in cammino su un pezzo del Camino del Norte, lungo la costa settentrionale della Spagna. Questi viaggi li ho raccontati in due libri: La Via di Santiago (Vivalda, 2006), che è quasi un romanzo, e Nel mezzo del Cammino di Santiago (Ediciclo, 2010), che somiglia a un reportage di viaggio.

Per me il Cammino di Santiago ha fatto da spartiacque professionale, per così dire. È stato durante quei viaggi che ho davvero preso la decisione di lasciare la ricerca (all’epoca frequentavo un corso di dottorato) e dedicarmi a tempo pieno a viaggiare per lavoro.

Camminare aiuta a pensare in modo strutturato. Nel mio libro L’Italia è un sentiero ho provato a domandarmi perché, e mi sono dato una risposta. Non so quanto sia campata in aria, ma ho l’impressione che nel mio caso funzioni così: quando cammino penso molto e lego i vari passaggi del ragionamento ai luoghi che attraverso. Li lego nel senso che li associo tra loro mediante una memoria fotografica. Sicché poi mi è più semplice non perdermi in divagazioni e ricostruire il flusso dei pensieri, flusso che mi risulta lineare come lo è stato il cammino.

Come viaggi?

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Veduta nei dintorni di Castelluccio di Norcia (Umbria, Italia)

Parto spesso da solo. Penso sia il modo migliore per incontrare gli altri: quando si è da soli si è percepiti come inoffensivi, scoperti, aperti; e quindi anche gli altri si aprono al dialogo. Ma amo molto anche viaggiare in due, perché durante il percorso ci si può parlare a lungo, ci si apre, ci si confida e affida. In due si fissano meglio impressioni e ricordi. Più di due, be’, preferisco di no.

Non ho mai pensato al percorso come puro svago da consumare e accantonare. E non lo concepisco come vagabondaggio. Quando parto, penso già al ritorno: il ritorno è l’anima del viaggio.

Già nell’adolescenza mi divertivo a scrivere e fotografare. Per me l’esplorazione è sempre stata un modo per produrre qualcosa, che sia un testo, un racconto, una serie di fotografie da mostrare agli amici.

Non mi muovo quasi mai per pura vacanza: se ho bisogno di riposare preferisco stare a casa. Vivo a Roma ma sono nato in Campania, e quando posso vado nella casa dove sono cresciuto, in un posto magnifico e panoramico, nel paesino di Caiazzo. Non è lontano dai monti del Matese, che sono stati la mia palestra di speleologia e di esplorazioni naturalistiche, fin da bambino.

E ora, quale sentiero in Italia vuoi consigliare ai lettori di Ecoturismonline?

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Sul Sentiero degli Dei da Agerola a Positano (Campania, Italia)

Tra i tanti che amo, sicuramente il Sentiero degli Dei sui monti Lattari, cioè le montagne che stanno alle spalle della Costiera Amalfitana. Il Sentiero è un itinerario facile e privo di pericoli, ma estremamente panoramico. Va dal paesino di Agerola, che si trova tra le montagne a 600 metri di quota, fino a Positano, sul mare. È una camminata di circa tre ore, davvero spettacolare. Si incontrano pastori e contadini che per trasportare materiali e masserizie utilizzano ancora i muli. Ecco, questo è uno degli ultimi posti in Italia dove i muli non sono utilizzati o esibiti per attirare i turisti, ma sono ancora un autentico mezzo di trasporto. Difficilmente sostituibile, per fortuna, visto che quelle montagne sono perlopiù percorse solo da sentieri e mulattiere.

natalinorusso.it 

 

 

 

Author: Maddalena Stendardi

Giornalista, ho iniziato a lavorare nelle riviste di viaggio molti anni fa, ed è stato subito amore! Mi sono poi interessata di benessere ed ecologia e ho sommato queste passioni nella mia creatura: Ecoturismonline. Sono attualmente Vicepresidente della NEOS, associazione italiana di giornalisti di viaggio.

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