WWOOF

Se volete riscoprire quel rapporto con la natura che la città, con le sue dinamiche frenetiche, è riuscita a offuscare, potreste avventurarvi nel mondo del WWOOF (World-Wide Opportunities on Organic Farms – Opportunità globali nelle fattorie biologiche).

WWOOF

Scambio di esperienza e collaborazione

WWOOF è nato 35 anni fa in Inghilterra per merito di Sue Coppard, che in cambio di vitto e alloggio offriva il suo lavoro presso aziende agricole biologiche. S’innescò una reazione a catena e oggi WWOOF è diventato una rete di organizzazioni diffusa in tutto il mondo, che non comprende più solo aziende ma anche altre tipologie, come ad esempio ecovillaggi, agriturismi e persone che vogliono semplicemente vivere in maniera sostenibile.

Il principio è rimasto immutato in tutti questi anni. Lo testimonia Alberto Dalpiaz, dell’Azienda agricola San Martino, facente parte di WWOOF da quasi due anni: “La voglia di scambiare esperienze e collaborare è essenziale”.

Tuttavia si corre il rischio di mal interpretare gli scopi dell’associazione.

“Se da un lato le aziende non devono pensare che si tratti di manodopera a basso costo – sottolinea Claudio Pozzi, presidente del WWOOF Italia – i WWOOFers non devono pensare a questa esperienza come a un modo per fare un viaggio economico”.

Dai “WWOOFers” ci si aspetta la volontà di adattarsi allo stile di vita campestre e tanta grinta e impegno nel lavoro. I requisiti per intraprendere questa esperienza sono dunque la curiosità verso i metodi dell’agricoltura biologica e verso altri stili di vita. L’aspetto più importante resta quello socio-culturale.

I WWOOFers appartengono a diverse categorie di persone, principalmente studenti, ma anche coppie e interi nuclei familiari. Le motivazioni che spingono le persone a fare un’esperienza simile sono varie: c’è chi vuole apprendere i metodi dell’agricoltura biologica, della biodinamica e della permacultura, chi vuole sperimentare stili di vita differenti dal proprio, chi è semplicemente alla ricerca di se stesso e così via.

E’ sicuramente un’esperienza che cambia la vita, che ti mette a contatto con diverse persone e che arricchisce culturalmente.

Esclusivamente per persone determinate

Per partecipare come ospite, basta associarsi al WWOOF pagando una quota d’iscrizione, che comprende in Italia anche un’assicurazione. Per ogni Stato occorre un’iscrizione diversa, il cui prezzo si aggira mediamente intorno ai 25 euro.

Una volta divenuti membri si può procedere autonomamente alla scelta dell’azienda in base alle aspettative personali. Ogni azienda offre, infatti, esperienze diverse che vanno dal campo agricolo a quello del bestiame fino all’edilizia ecosostenibile.

Per affiliarsi come azienda si deve contattare l’associazione, garantire all’ospite una sistemazione adeguata per dormire e provvedere ai suoi pasti.

Molti WWOOFers non hanno esperienza con questo tipo di lavoro e sarà compito dell’azienda seguirli passo dopo passo.

In media si lavora cinque ore al giorno per cinque giorni la settimana, dipende dagli accordi presi con l’host, come anche la durata della permanenza.

Claudio Pozzi ci tiene a porre l’accento sul fatto che “il movimento non sente il bisogno di crescere oltre natura. Vuole crescere lentamente attraverso il passaparola, non vogliamo attrarre chiunque, ma solo le persone veramente interessate”.

www.wwoof.it

www.wwoof.org

SaraMarci@gmail.com'

Author: Sara Marci

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